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Archive for the ‘La Pillola Rossa’ Category

La Pillola Rossa

btp - spread

Approvata la manovra salva-Italia ma lo spread torna a 493

Manovra salva-Italia, così l’hanno chiamata quei burattini del governo simil-tecnico. In realtà l’unica cosa che salva sono i privilegi di quella casta politica che ha portato l’Italia sull’orlo del baratro – se non già dentro!

Dell’inefficacia e inutilità di questa manovra, meglio nota come “lacrime e sangue” – del popolo italiano s’intende – lo dimostrano i mercati finanziari che non hanno dato la men che minima fiducia all’Italia: lo spread (il famoso differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi) ha ripreso la sua corsa verso l’alto proprio dopo l’approvazione al senato dello già citato scempio – tra l’altro approvata col trucco della richiesta della fiducia da parte del governo. E ci volevano tutti questi “professoroni” per inasprire il prelievo fiscale tassando finanche l’aria che respiriamo? Come se non bastava pagare gli straricchi stipendi dei parlamentari “regolarmente” eletti; a questi bisognava affiancare anche i compensi dei nuovi “politici” scelti senza consenso popolare – bella democrazia! Ma di cosa ci lamentiamo? Anche gli antichi Romani della Res Publica in tempi di “emergenza” si lasciavano guidare dall’unica figura istituzionale del dittatore!

Vogliamo un metro di paragone per comprendere la fallimentare impresa del “nostro” (sottolineo le virgolette) governo? Oggi lo spread Bond-Bund (titoli italiani-titoli tedeschi) ha chiuso a 493 punti (vicinissimo a quella soglia “da non varcare” dei 500) proprio dopo l’approvazione della manovra; alla Spagna invece è bastato l’annuncio fatto dal proprio Governo (regolarmente eletto) di voler approvare a fine mese un pacchetto di nuove misure in materia di bilancio e sviluppo – che non prevede nuove tasse, ma solo tagli agli sprechi – e il suo spread (sempre in rapporto alla Germania) si è attestato a 327 punti! Che dire? È la prova evidente che per uscire dalla crisi non c’è bisogno di “professoroni” illegalmente piazzati a guardia del Paese, ma di una classe politica seria e responsabile verso lo Stato che rappresenta! Cosa che purtroppo manca all’Italia!

Una Finestra sul Web 2.0

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La Pillola Rossa

web_wikipedia_no_legge_bavaglio

Cosa sta avvenendo sul web in questi ultimi giorni? La protesta dei suoi utenti ha dimostrato il suo peso? Ma per cosa si protesta? Per la legge bavaglio?

Il caso Nonciclopedia: Vasco Rossi anticipa la legge bavaglio

Vasco Rossi con la querela dei suoi legali a Nonciclopedia ci ha dato un saggio di quanto potrebbe succedere con l’entrata in vigore della legge bavaglio. Un anno fa infatti ha sporto denuncia contro gli amministratori del sito parodia di Wikipedia; questi, ricevuta un’e-mail di avviso, si erano resi disponibili ad eliminare le parti giudicate offensive dalla pagina dedicata al cantante, ma ciononostante (dopo un anno di silenzio degli avvocati) alcuni giorni fa si sono visti convocati dalla Polizia Postale; intimoriti dall’accaduto, hanno autosospeso il portale con un avviso che ne spiegava le motivazioni. A loro sostegno si sono schierati numerosissimi utenti del web che hanno fatto sentire la loro voce anche in modo alquanto bellicoso: basti pensare che martedì 4 ottobre su Twitter l’hastag #VascoMerda ha raggiunto il primo posto per numero di commenti nel mondo. Un colpo duro per la reputazione del cantante italiano, tanto da indurlo a fare un passo indietro nella vicenda. Pace fatta tra le due parti dunque.

Wikipedia si schiera a favore della libertà di espressione

Ma se questa potrebbe essere definita una piccola schermaglia, lo stesso non può dirsi con quanto avverrebbe nel caso entrasse in vigore la cosiddetta legge bavaglio. A lanciare l’allarme dello scenario che potrebbe presentarsi questa volta è proprio la più grande enciclopedia di tutti i tempi, Wikipedia. Le varie voci presenti su Wikipedia in lingua italiana sono state sostituite, a partire da martedì 4 ottobre, da un comunicato che contesta il comma 29 (cosiddetto ammazzablog) del DDL intercettazioni (o legge bavaglio); eccone alcuni punti cruciali (qui l’intero comunicato):

«L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza» perché «in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il dirittoindipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensivedi chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti».

Proteste queste che hanno dato i loro frutti suscitando una notevole attenzione sulla vicenda: sembra infatti che il comma 29 voglia essere limitato alle sole testate giornalistiche che dal canto loro si sono mosse in maniera più soft per lanciare la loro protesta. Che non abbiano avuto il coraggio di rinunciare ai loro introiti per qualche giorno piuttosto che far sentire forte la loro avversione al ddl? Ecco qualche esempio. Repubblica.it ha lanciato una campagna “post-it” contro tali assurdità (eccola). Il FattoQuotidiano invece prosegue con la sua disobbedienza civile (qui l’articolo). Ma probabilmente tali azioni di protesta non sono state sufficienti a far cambiare rotta ad un decreto che rischia di portare alla giungla il mondo dell’informazione (proprio perché un eventuale contenzioso non sarà risolto da una terza parte – leggi giustizia – quanto piuttosto dalla “rettifica” obbligatoria a cui sarà tenuta la testata giornalistica che dovrà necessariamente piegarsi al volere altrui).
Nelle prossime ore conosceremo l’esito della discussione parlamentare: non ci resta che attendere ricordando, come ha già fatto Wikipedia, l’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo:

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore».

E l’articolo 21 della Costituzione italiana lo vogliamo proprio cancellare? Per il momento lo troviamo anche sul sito del Senato della Repubblica:

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili».

Leggi anche:

– Difendiamo l’articolo 21

Legalità del web e Decreto Romani: nuove liste di proscrizione?

Internet: l’Italia controcorrente

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La Pillola Rossa

scuola_mercato_convocazioni

Le convocazioni per l’assegnazione delle cattedre annuali sono sempre la stessa baraonda: può cambiare il luogo, la provincia, ma è dappertutto lo stesso schifo. È un po’ come essere ad un mercato con la differenza che qui non si vendono frutta o prodotti di consumo: qui si vendono gli anni lavorativi delle persone. Persone che di anno in anno si spogliano sempre più della propria dignità: pur di “acquistare” un posto di lavoro sono pronte a barattare il proprio tempo, la propria vita – una moneta di scambio ben più preziosa di qualsiasi valuta o metallo cosiddetto prezioso. E intanto gli anni passano e sommandosi conducono l’uomo alla vecchiaia: vedere persone che a cinquant’anni sono ancora costrette a continuare questo gioco perverso, condotto da chi arricchisce le proprie tasche sulla pelle degli altri, vuol dire aver speso gli anni migliori di una vita che non torna più in un’incertezza indotta da un sistema che tende allo schiavismo della mente e dell’anima. Ci hanno reso «schiavi di una prigione senza sbarre fatta su misura per la nostra mente». E la cosa più ripugnante è che di anno in anno continuiamo senza dignità ad accettare la stessa trafila come se non ci interessasse più difendere la nostra libertà: ci hanno istituzionalizzato a tal punto da non riuscire a immaginare un mondo diverso. Eppure dovremmo essere noi i mercanti di sogni, i costruttori di speranza per un futuro migliore per le generazioni a venire! Ma se non riusciamo a vedere neanche un po’ più in là del nostro naso; non siamo più in grado di appartenere alla nostra vita, come possiamo insegnare ad altri a costruire la propria!

Non so voi, ma io sono stanco di dover mendicare un posto di lavoro visto che offro un servizio: pensate che abbia voglia di continuare questo schifo per molti anni ancora? La mia risposta è NO! La mia vita vale molto di più!!!

Per approfondire leggi anche

– 

– Scuola: scene d’ordinaria crudeltà

Riflessioni affrante di un insegnante forse già ex

(foto: finansol.it)

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Leggere ridiventa un lusso per pochi

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Con il ddl n. 2281-b (la cosiddetta legge Levi) “i nostri” parlamentari impongono il limite del 15% di sconto sui prezzi di copertina dei libri venduti in Italia. Un altro duro colpo per la diffusione della cultura in Italia.

Ad essere penalizzati, oltre ai diversi portali online (che offrono sconti ben più consistenti), sono proprio i lettori italiani. E pensare che la percentuale di libri letti in Italia è già molto bassa, figuriamoci d’ora in avanti! La norma entrerà in vigore il prossimo 1° settembre pesando direttamente sulle tasche dei consumatori di libri che vedranno drasticamente diminuire le proprie possibilità di acquisto. Altro che colpire i colossi delle vendite online, qui si mira ad eliminare la formazione culturale degli italiani! Un altro tassello che si aggiunge al già avviato processo di distruzione della scuola statale!

Tra l’altro al punto 2 delle finalità del ddl “quei signori” ci prendono anche per i fondelli affermando che la la disciplina del prezzo dei libri mira «alla promozione del libro e della lettura», nonché «alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione». E tutto ciò in che modo? Limitando o addirittura impedendo l’acquisto dei libri ai meno facoltosi? D’altronde lo si è sempre saputo che una massa analfabeta è più facilmente manovrabile di una popolazione con una propria coscienza critica! E in questo modo “quei signori” potranno arricchire indisturbati il proprio conto in banca sulle spalle della nazione che dovrebbero rappresentare.

Ma noi non ci stiamo. Perché se il cane è il migliore amico dell’uomo, senz’altro un buon libro è il migliore amico del saggio!

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La Pillola Rossa

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Ubi maior minor est

No, non si tratta di una trascrizione errata della locuzione latina ubi maior minor cessat. Tutt’altro!

Ubi maior minor est è l’esperienza quotidiana di un ambiente di lavoro malato.

L’antefatto o… il fatto.

Nell’ultimo collegio dei docenti svoltosi nella scuola in cui lavoro, durante l’appello, al momento di fare il mio nome, il dirigente scolastico (che presiedeva la seduta) ha tenuto a specificare: «Il supplente D’Alelio», diversamente da quanto ha fatto con gli altri docenti chiamati per semplice nome e cognome.

A cosa arriva un uomo per sentirsi maior nella sua carica! e nascondere il suo essere minor!

L’affermazione non è certo passata inosservata: dall’indignazione nell’immediato di alcuni colleghi che mi hanno espresso la loro solidarietà commentando con quei detti popolari che sono più efficaci di mille parole (chi nasce tondo non muore quadro), all’ironia di altri l’indomani.

In realtà, a rigor di legge non sono neanche un supplente ma un clandestino: il mio contratto di lavoro sarebbe scaduto il 30 aprile scorso e ad oggi, 12 maggio, non mi è stata ancora proposta la regolarizzazione della mia posizione nei confronti della scuola. Insomma, per restare in ambito pirandelliano (vedi articolo precedente, Dal fallimento della democrazia… all’esultanza delle anime), sarei un Adriano Meis in ambiente lavorativo: non un supplente ma l’ombra di un supplente, ci sono ma ufficialmente non esisto! E pensare che dall’alto si sottolinea con una certa soddisfazione il mio ruolo di subordinato! Ma cosa volete che sia, tanto poi al momento dell’ufficializzazione mi faranno firmare il rinnovo con la data opportuna in modo da non far risultare agli atti alcuna irregolarità…

L’antefatto secondo o… l’altro fatto.

Dopo l’intervento di una docente in merito ad una delle questioni all’ordine del giorno, il medesimo dirigente ha tenuto a precisare: «Cerchiamo di parlare con meno passione e di pensare con la testa a quello che diciamo»!

Ma perché non si è più liberi di esprimere il proprio pensiero? E da quando in qua se una persona esprime un’opinione contraria alla nostra siamo tenuti ad offendere tale persona?

E pensare che al governo è stata proposta una sospensione per gli insegnanti politicizzati! (per approfondire vedi ilfattoquotidiano). Chi sono gli insegnanti politicizzati? Semplice: coloro non allineati al pensiero del dirigente scolastico. Non si fa tanta fatica a capire che ad essere sospesi saranno proprio loro dal momento che, secondo la normativa proposta, spetterà al dirigente eseguire l’ordinanza.

D’altronde è così facile abusare di potere coi propri sottoposti! Non vi pare? Basti solo pensare a quegli insegnanti che, pur lamentandosi dell’aggravio di lavoro subito per la somministrazione delle prove INVALSI, l’hanno svolto comunque nonostante tale mansione non rientri nella funzione docente (tali prove per legge sono interamente a carico dell’ufficio competente) solo perché timorosi di eventuali ripercussioni in caso di rifiuto. Infatti per sottrarsi all’obbligatorietà di tale incombenza volontaria bisognava presentare una comunicazione scritta nominalmente da ciascun insegnante.

Ma se tutti continuiamo a tacere non facciamo altro che avallare tali atteggiamenti, contribuendo a logorare il nostro ambiente lavorativo nel quale siamo poi costretti a guardarci le spalle cercando di camminare rasenti al muro. E allora abbiamo il coraggio della verità! Esprimiamo le nostre idee e facciamo valere i nostri diritti. Ma soprattutto facciamo valere il nostro essere uomini!

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La Pillola Rossa

calimero berlusconi

L’indignazione del web

Ancora una volta le nuove dichiarazioni del premier cercano di creare confusione. Puntuale la sua smentita: «Sono stato frainteso». Eh già, «sono stato frainteso perché sono Calimero B e sono piccolo e nero, ops “abbronzato”»!

«Io – ha ribadito Berlusconi in collegamento telefonico con una convention di Noi Riformatori, ad Avezzano – non ho mai attaccato la scuola pubblica, ho solo detto, parlando a dei cattolici, che bisogna riconoscere alle famiglie cattoliche che mandano i figli alla scuola pubblica il diritto a non veder insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono». Per il premier, «bisogna aiutare queste famiglie, magari con un buono scuola, perché anche le famiglie meno abbienti possano mandare i loro figli alla scuola che vogliono».
(corriere.it)

Insomma, il relativismo berlusconiano viene imposto in maniera inesorabile alla nostra cultura. Così l’Italia assiste al rovesciamento dei valori e all’adeguamento degli stessi a seconda dei contesti a cui vanno riferiti. Cosa significa questa visione? Facciamo un esempio: se un prof si trova assegnato a classi di cattolici allora dovrà “inculcare” loro i valori cattolici; se viene assegnato a classi di mafiosi dovrà invece “inculcare” i valori dei mafiosi. È proprio delle famiglie «il diritto a non veder insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono», non vi pare? Parola di premier!

Ma i cittadini italiani indignati si oppongono a tutto ciò e, con un’azione partita dal basso, hanno organizzato una manifestazione in difesa della Costituzione e della scuola statale: l’appuntamento è per sabato 12 marzo alle 15.00 nelle piazze delle principali città italiane.

Vi propongo un video che ho montato per l’occasione: spero possa contribuire al passaparola che da qualche giorno si è innescato sul web e alla buona riuscita delle manifestazioni in programma. Ecco perché noi scendiamo in piazza!

Guarda il video:

 

Cosa ne pensate? Attendo le vostre impressioni.

Per approfondire leggi anche

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calamandrei - la scuola nazionale è finita

Attacco alla scuola pubblica

Particolarmente pesanti le parole pronunciate dal presidente del Consiglio davanti alla platea cristiano-riformista, apparentemente disinteressata a chiedere conto al premier degli scandali a sfondo sessuale. Destinato a scatenare polemiche il passaggio in cui Berlusconi ha celebrato le scuole private: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”.
(Adozioni, coppie gay e scuola pubblica; da Berlusconi offensiva a tutto campo – repubblica.it)

Berlusconi incalza anche sulla scuola: gli insegnati delle scuole pubbliche «inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie». Il premier riporta quanto disse nel 1994 in occasione del suo ingresso in politica. Berlusconi parlava del rischio che avrebbero potuto correre i genitori ai quali fosse stato impedito di scegliere per i propri figli una scuola privata in alternativa a quella statale.
(Berlusconi a tutto campo attacca scuola pubblica e unioni gay – ilsole24ore.com)

Il difensore della famiglia e dell’educazione (termine che in bocca a lui suona come una bestemmia contestualizzata, parafrasando il cardinale) così parla a un convegno organizzato da alcune associazioni cattoliche :
La scuola pubblica non educa: bisogna dare a tutte le famiglie italiane la possibilità di scegliersi una scuola privata.” Autocitandosi dal ’94, così ha proseguito “Nella scuola statale ci sono dei docenti che cercano di inculcare idee contrarie a quelle dei genitori”.
(Berlusconi: “la scuola pubblica non educa”. E lui? – unità.it)

E la rassegna potrebbe ancora essere lunga. Senza contare poi le innumerevoli reazioni… Mila Spicola per esempio così commenta: «Mettiamocelo in testa una volta per tutte: senza scuola statale non c’ è Italia e non c’è unità. Non c’è cultura e non c’è progresso. Senza la scuola l’Italia muore». E si potrebbe andare avanti per pagine e pagine.
A questo scempio rispondo tacendo. A parlare per me saranno le parole che Piero Calamandrei pronunciò al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950. Sono trascorsi sessant’anni da allora, ma (purtroppo) quelle parole (profetiche, si potrebbe dire) sono più che mai attuali. Leggiamole con attenzione.

Piero Calamandrei – difesa della scuola nazionale

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.

Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. [1.] Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. [2.] Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. [3.] Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Piero Calamandrei)

Nel silenzio del pensiero vi lascio una domanda: il «partito dominante», allora solo ipotizzato da Calamandrei, oggi «la Costituzione» la rispetta o la calpesta?

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