Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Letteratura’ Category

Intermezzo

La chiesa di San Domenico sul monte

La chiesa di San Domenico sul monte

E se per un attimo dimenticassimo le angherie del quotidiano e ci dedicassimo ad ascoltare il nostro io più profondo? Lì non c’è degrado né sopruso, solo il nostro essere che chiede i suoi spazi per ricompensarci di quella pace che nasce nel rapporto con la Natura, la nostra Madre Terra.

Ci troviamo in Irpinia, a Chiusano di San Domenico.
Sul monte che sovrasta il paese e che gli dona il nome sorge una chiesa di particolare interesse storico-artistico legata in qualche modo alla vita del castello longobardo che sorgeva a pochi metri dall’edificio stesso. Del castello non si hanno altro che alcuni resti sopravvissuti al passaggio del tempo. Della chiesa le fonti storiche non sono molte: il suo nome originario era S. Maria della Neve, mutato poi nel 1697 in San Domenico, a cui fu dedicata in occasione del restauro che la portò alle dimensioni attuali. L’edificio si è conservato nel tempo fino al 1980 quando il terremoto che colpì l’Irpinia ne fece crollare il campanile e l’intera copertura. Oggi la possiamo ammirare ripristinata in buona parte della struttura esterna, anche se l’opera di restauro non è ancora del tutto terminata.

Lo spazio antistante l’edificio offre ristoro e tranquillità a chi vi giunge: respirando la sottile aria montana al fruscio del vento tra le foglie degli alberi che arricchiscono il luogo, si è ricompensati da un panorama che abbraccia l’intera vallata e si perde nei confini delle colline e delle montagne circostanti. È il sito ideale per chi cerca conforto dalla frenesia della vita quotidiana: una passeggiata in questo luogo non può che rinvigorirvi nello spirito!

Il bello è intorno a noi e dentro di noi, basta solo saperlo vedere.

Home

Read Full Post »

Letteratura

esultanza d'anime che spiccano dallo sfondo

Dal fallimento della democrazia…

Allegro! Sì, caro. Ma io non posso andare in una taverna come te, a cercar l’allegria, che tu mi consigli, in fondo a un bicchiere. Non ce la saprei trovare io lì, purtroppo! Né so trovarla altrove! Io vado al caffè, mio caro, tra gente per bene, che fuma e ciarla di politica. Allegri tutti, anzi felici, noi potremmo essere a un sol patto, secondo un avvocatino imperialista che frequenta il mio caffè: a patto d’esser governati da un buon re assoluto. Tu non le sai, povero ubriaco filosofo, queste cose; non ti passano neppure per la mente. Ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà. Ma sicuramente! Oh perché credi che soffra io? Io soffro appunto per questa tirannia mascherata da libertà…

Ebbene Pirandello aveva già capito i limiti di questa che consideriamo la forma più alta di governo mai raggiunta dall’uomo. Non è proprio perché vogliamo imporla (ops, esportarla) anche agli altri che facciamo le nostre guerre in suo nome? Proprio come tempo fa la Chiesa bandiva crociate inquisizioni (ecc. ecc.) per “evangelizzare” la terra…
E pensare che Pirandello la democrazia non l’aveva neanche vissuta (i suoi erano tempi di monarchia)!

Ma nessuna felicità può derivare dal potere; in qualunque forma esso venga espresso manifesterà sempre e solo la volontà di predominio insita nei bassifondi umani. La storia ha ampiamente dimostrato l’irrealizzabilità degli auspici pirandelliani di un monarca illuminato. E senza andare lontano basta osservare i “microsistemi democratici” della nostra società: dirigenti scolastici, direttori di banche, dirigenti aziendali (ecc.) che hanno nel loro piccolo poteri assoluti (anche se limitati in un certo qual modo dalla legislazione vigente) si comportano sempre da “sovrani” equi che agiscono per il bene della comunità da loro gestita? Non mi pare.

…all’esultanza delle anime

E allora non ci resta che volgere il nostro sguardo all’interno del nostro essere più profondo, lì dove nessun potere può imporre il suo predominio. Lo stesso Pirandello, nel medesimo capitolo de Il fu Mattia Pascal, pone un’altra riflessione significativa:

Le anime hanno un loro particolar modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni lor proprii e loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l’impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d’ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata l’angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.

Fonti:
Entrambi i brani sono tratti da Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, cap XI – di sera guardando il fiume.
La foto è tratta dal film Proposta indecente (Indecent Proposal) diretto da Adrian Lyne.

Home

Read Full Post »

Musica – Poesia

Le tasche piene di sassi

Volano le libellule
sopra gli stagni e le pozzanghere in città;
sembra che se ne freghino
della ricchezza che ora viene e dopo va
;
prendimi non mi concedere
nessuna replica alle tue fatalità;
eccomi son tutto un fremito, ehi…

Passano alcune musiche,
ma quando passano la terra tremerà;
sembrano esplosioni inutili,
ma in certi cuori qualche cosa resterà;
non si sa come si creano
costellazioni di galassie e di energia;
giocano a dadi gli uomini;
resta sul tavolo un avanzo di magia
.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho le tasche piene di sassi
.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola;
mi vien da piangere,
arriva subito,
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te
.

Sbocciano i fiori sbocciano
e danno tutto quel che hanno in libertà
donano non si interessano
di ricompense e tutto quello che verrà
;
mormora la gente mormora
falla tacere praticando l’allegria,
giocano a dadi gli uomini,
resta sul tavolo un avanzo di magia.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho un mantello fatto di stracci.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola,
mi vien da piangere,
arriva subito;
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo,
vienimi a prendere
mi vien da piangere;
mi riconosci ho le scarpe piene di sassi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

(Lorenzo Jovanotti Cherubini, Ora, 2011)

Leggi anche:

– Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini

– Pink Floyd, Wish You Were Here… 35 anni dopo

Home

Read Full Post »

Intermezzo – Poesia

mare conosci te stesso

 

E subito riprende
il viaggio
come
dopo
il naufragio
un superstite
lupo di mare
(Ungaretti)

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

[…]
ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
(Dante)

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno
(Foscolo)

e il naufragar m’è dolce in questo mare.
(Leopardi)

Spesso il viaggio della conoscenza si compie via mare: l’acqua è fonte di vita; solo la nave (l’anima) che ne solca le onde potrà giungere alla conoscenza della vita stessa perché ogni viaggio è prima di tutto un viaggio interiore.

D’altronde già gli antichi avevano scoperto la chiave per poter accedere al tutto:

Conosci te stesso e avrai la conoscenza di tutte le cose.
(Oracolo di Delfi)

Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nei cieli», allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: «Ecco è nel mare», allora i pesci del mare vi precederanno. Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, allora sarete conosciuti e capirete che siete figli del Padre, il Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella povertà e sarete voi stessi la povertà.
(Gesù)

Al ritmo del cuore segui la tua musica: solo così ascolterai note divine!

Leggi anche:

Lo scacciasogni

Riflessioni affrante di un insegnante forse già ex

Read Full Post »

Intermezzo

Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:

vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.

(Alessandro Manzoni, Il cinque maggio)

L’uomo col megafono parlava parlava parlava di cose importanti, purtroppo i passanti, passando distratti, a tratti soltanto sembravano ascoltare il suo monologo, ma l’uomo col megafono credeva nei propri argomenti e per questo andava avanti, ignorando i continui commenti di chi lo prendeva per matto… però il fatto è che lui… soffriva… lui soffriva… davvero.

Compagni! Amici! Uniamo le voci! Giustizia! Progresso! Adesso! Adesso!

(Daniele Silvestri, L’uomo col megafono) (link al video)

La gente vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella sua noiosa normalità!

Si dice che per sopravvivere qui bisogna essere matti come un cappellaio.
E per fortuna… io lo sono.

Ti svelo un segreto: tutti i migliori sono matti.

(dal film Alice in wonderland)

Fonti immagini utilizzate per la modifica:
Wikipedia
Leonardo.it

Leggi anche:

La commedia scolastica: come la politica deride la scuola italiana (Pianto III)

– Scuola della Repubblica: la selva oscura di oggi

Lo scacciasogni

C’è un arcobaleno nel cielo

Read Full Post »

Lo scacciasogni

Intermezzo – poesia

un posto chiamato casa? sogni!

Il futuro? Solo un sogno!

Era bello il mondo… quando si poteva sognare!

Ora quei sogni son svaniti, infranti come un calice di cristallo caduto per strada col vino non ancora versato.

L’Italia non possiamo cambiarla, il Mondo nemmeno.

Ma come è difficile scegliere un posto e chiamarlo casa!

D’altronde viviamo come Soldati di Ungaretti:

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Leggi anche:

Pensando a… Ungaretti

Read Full Post »

Poesia – Intermezzo

 

e se Dante avesse conosciuto la scuola d'oggi?

La Commedia tutt’altro che divina – Pianto III

Così discesi dall’ordine primaio
giù nel secondo, che men classi cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Brunèt orribilmente, e ringhia:
esamina i professor nell’entrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Dico che quando l’anima dannata
(per esser docente) li vien dinanzi
quel conoscitore de le peccata,

perché lui stesso l’ha commessi innanzi,
vede qual luogo d’inferno è per essa;
non la classe ma la strada dinanzi

gli pone: a morir di fame sia messa
di mangiar col suo lavoro non è
degna! Ed allora con la coda smessa

cignesi lo suo corpo tante volte
quanti anni vuol ch’ella vaghi, perché
sia di città in città a viver di stenti

e carità destinata; sia sempre
al “divino potere” in posizione
prona, senza che possa in modo alcuno

lagnarsi di questa sua condizione
penosa
. Questa è la sua volontà!
«Precario non ti crucciar», diss’ei, «vuolsi

così colà dove si puote ciò
che si vuole e di più non dimandar.
Solo noi della stanza dei bottoni

possiamo sull’altrui spalle magnar!
Son spalle dell’italian popol tutto:
e a grasse risate ci sbeffeggiamo

di lui con le leggi e sacre tavole
da e per noi ad personam emanate».
Questo fu il suo terribile discorso.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Brunèt a me quando mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

«guarda com’entri e di cui tu ti fide;
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!»
E ‘l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
ben vede la schifosa situazione
italiana, che i vostri vizi offende!
»

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d’ogne luce muto!


Leggi qui il Pianto I

– Scuola della Repubblica: la selva oscura di oggi

– La Divina Commedia, la Costituzione, l’Italia e il Lavoro

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: