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Archive for the ‘Poesia’ Category

Intermezzo

La chiesa di San Domenico sul monte

La chiesa di San Domenico sul monte

E se per un attimo dimenticassimo le angherie del quotidiano e ci dedicassimo ad ascoltare il nostro io più profondo? Lì non c’è degrado né sopruso, solo il nostro essere che chiede i suoi spazi per ricompensarci di quella pace che nasce nel rapporto con la Natura, la nostra Madre Terra.

Ci troviamo in Irpinia, a Chiusano di San Domenico.
Sul monte che sovrasta il paese e che gli dona il nome sorge una chiesa di particolare interesse storico-artistico legata in qualche modo alla vita del castello longobardo che sorgeva a pochi metri dall’edificio stesso. Del castello non si hanno altro che alcuni resti sopravvissuti al passaggio del tempo. Della chiesa le fonti storiche non sono molte: il suo nome originario era S. Maria della Neve, mutato poi nel 1697 in San Domenico, a cui fu dedicata in occasione del restauro che la portò alle dimensioni attuali. L’edificio si è conservato nel tempo fino al 1980 quando il terremoto che colpì l’Irpinia ne fece crollare il campanile e l’intera copertura. Oggi la possiamo ammirare ripristinata in buona parte della struttura esterna, anche se l’opera di restauro non è ancora del tutto terminata.

Lo spazio antistante l’edificio offre ristoro e tranquillità a chi vi giunge: respirando la sottile aria montana al fruscio del vento tra le foglie degli alberi che arricchiscono il luogo, si è ricompensati da un panorama che abbraccia l’intera vallata e si perde nei confini delle colline e delle montagne circostanti. È il sito ideale per chi cerca conforto dalla frenesia della vita quotidiana: una passeggiata in questo luogo non può che rinvigorirvi nello spirito!

Il bello è intorno a noi e dentro di noi, basta solo saperlo vedere.

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Musica – Poesia

Le tasche piene di sassi

Volano le libellule
sopra gli stagni e le pozzanghere in città;
sembra che se ne freghino
della ricchezza che ora viene e dopo va
;
prendimi non mi concedere
nessuna replica alle tue fatalità;
eccomi son tutto un fremito, ehi…

Passano alcune musiche,
ma quando passano la terra tremerà;
sembrano esplosioni inutili,
ma in certi cuori qualche cosa resterà;
non si sa come si creano
costellazioni di galassie e di energia;
giocano a dadi gli uomini;
resta sul tavolo un avanzo di magia
.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho le tasche piene di sassi
.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola;
mi vien da piangere,
arriva subito,
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te
.

Sbocciano i fiori sbocciano
e danno tutto quel che hanno in libertà
donano non si interessano
di ricompense e tutto quello che verrà
;
mormora la gente mormora
falla tacere praticando l’allegria,
giocano a dadi gli uomini,
resta sul tavolo un avanzo di magia.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho un mantello fatto di stracci.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola,
mi vien da piangere,
arriva subito;
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo,
vienimi a prendere
mi vien da piangere;
mi riconosci ho le scarpe piene di sassi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

(Lorenzo Jovanotti Cherubini, Ora, 2011)

Leggi anche:

– Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini

– Pink Floyd, Wish You Were Here… 35 anni dopo

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Intermezzo – Poesia

mare conosci te stesso

 

E subito riprende
il viaggio
come
dopo
il naufragio
un superstite
lupo di mare
(Ungaretti)

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

[…]
ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
(Dante)

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno
(Foscolo)

e il naufragar m’è dolce in questo mare.
(Leopardi)

Spesso il viaggio della conoscenza si compie via mare: l’acqua è fonte di vita; solo la nave (l’anima) che ne solca le onde potrà giungere alla conoscenza della vita stessa perché ogni viaggio è prima di tutto un viaggio interiore.

D’altronde già gli antichi avevano scoperto la chiave per poter accedere al tutto:

Conosci te stesso e avrai la conoscenza di tutte le cose.
(Oracolo di Delfi)

Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nei cieli», allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: «Ecco è nel mare», allora i pesci del mare vi precederanno. Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, allora sarete conosciuti e capirete che siete figli del Padre, il Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella povertà e sarete voi stessi la povertà.
(Gesù)

Al ritmo del cuore segui la tua musica: solo così ascolterai note divine!

Leggi anche:

Lo scacciasogni

Riflessioni affrante di un insegnante forse già ex

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Lo scacciasogni

Intermezzo – poesia

un posto chiamato casa? sogni!

Il futuro? Solo un sogno!

Era bello il mondo… quando si poteva sognare!

Ora quei sogni son svaniti, infranti come un calice di cristallo caduto per strada col vino non ancora versato.

L’Italia non possiamo cambiarla, il Mondo nemmeno.

Ma come è difficile scegliere un posto e chiamarlo casa!

D’altronde viviamo come Soldati di Ungaretti:

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Leggi anche:

Pensando a… Ungaretti

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Poesia – Intermezzo

 

e se Dante avesse conosciuto la scuola d'oggi?

La Commedia tutt’altro che divina – Pianto III

Così discesi dall’ordine primaio
giù nel secondo, che men classi cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Brunèt orribilmente, e ringhia:
esamina i professor nell’entrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Dico che quando l’anima dannata
(per esser docente) li vien dinanzi
quel conoscitore de le peccata,

perché lui stesso l’ha commessi innanzi,
vede qual luogo d’inferno è per essa;
non la classe ma la strada dinanzi

gli pone: a morir di fame sia messa
di mangiar col suo lavoro non è
degna! Ed allora con la coda smessa

cignesi lo suo corpo tante volte
quanti anni vuol ch’ella vaghi, perché
sia di città in città a viver di stenti

e carità destinata; sia sempre
al “divino potere” in posizione
prona, senza che possa in modo alcuno

lagnarsi di questa sua condizione
penosa
. Questa è la sua volontà!
«Precario non ti crucciar», diss’ei, «vuolsi

così colà dove si puote ciò
che si vuole e di più non dimandar.
Solo noi della stanza dei bottoni

possiamo sull’altrui spalle magnar!
Son spalle dell’italian popol tutto:
e a grasse risate ci sbeffeggiamo

di lui con le leggi e sacre tavole
da e per noi ad personam emanate».
Questo fu il suo terribile discorso.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Brunèt a me quando mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

«guarda com’entri e di cui tu ti fide;
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!»
E ‘l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
ben vede la schifosa situazione
italiana, che i vostri vizi offende!
»

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d’ogne luce muto!


Leggi qui il Pianto I

– Scuola della Repubblica: la selva oscura di oggi

– La Divina Commedia, la Costituzione, l’Italia e il Lavoro

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Poesia – Intermezzo

E se Dante avesse conosciuto la scuola di oggi?

La Commedia tutt’altro che divina – Pianto I

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai nella scuola pubblica
che la dritta via era smarrita.

Ahi quanto è dura a dire repubblica
esto loco selvaggio aspro e forte
che leggi eguali a tutti non applica!

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del mal ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.

Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Ma poi ch’i’ fui al fin d’un percorso giunto,
un attestato nella man con agli
m’avea di paura il core compunto;

guardai avanti e vidi pianto e stridore
di denti in una profession dilaniata da tagli
e insulti che di cacca avean colore.

Leggi anche:

La commedia scolastica: come la politica deride la scuola italiana (Pianto III)

La Divina Commedia, la Costituzione, l’Italia e il Lavoro

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Laboratorio di scrittura
(testo di Vignus)

In questa canzone (vedi testo e video) l’autore Giorgio Gaber ci vuol far capire che i bambini sono l’unica parte innocente di questo mondo e che non dobbiamo influenzarli con le nostre menti stressate e malate dalla vita quotidiana. È una canzone molto profonda e io concordo in pieno con Gaber. Se non lasciamo fantasticare i bambini, (loro che possono e che non si fanno problemi), quando si affacceranno al mondo reale cosa vedranno? Solamente un mondo spento e triste; un mondo che non ha voglia di essere vissuto e che rimane impassibile, sempre e comunque.

Quindi lasciamoli crescere come vogliono e insegniamogli solo la magia della vita. Dobbiamo essere capaci di insegnargli che il mondo alla fine è bello e va preso nel migliore dei modi, in qualunque situazione ci troviamo. Non dobbiamo influenzarli con i nostri problemi riguardanti la politica, la religione, il lavoro, anzi l’unica cosa sicura è tenerli lontano dalla nostra cultura. Dobbiamo essere capaci di dare fiducia all’amore e di credere in loro. Insomma, è meglio non insegnare ai bambini perché in fondo, il loro mondo non ha bisogno dei nostri insegnamenti ma necessita solo di fantasia, felicità e libertà.

Leggi anche:

Giorgio Gaber – Non insegnate ai bambini

Al posto di Cyrano avresti rivelato il tuo amore per Rossana o l’avresti taciuto?

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