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Come musica

come musica - pianoforte alla luna

So che è successo già
che altri già si amarono
non è una novità
ma questo nostro amore è
come musica
che non potrà finire mai
che non potrà finire mai
mai mai

(Jovanotti)

Temporale

temporale_elettricità_fulmni

Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede
la mente non può sapere quello che il cuore sa
l’orecchio non può sentire quello che il cuore sente
le mani non sanno dare quello che il cuore dà.
C’è un temporale in arrivo
c’è un temporale in arrivo senti l’elettricità
c’è un temporale in arrivo sulla mia città
porta novità porta novità

[…]

Mi son trovato memorie che non sono mie
ho un solo nome ma almeno cento identità
è naturale preferire le belle bugie
alla durezza di ghiaccio di certe verità
viviamo comodi dentro alle nostre virgolette
ma il mondo è molto più grande più grande di così
se uno ha imparato a contare fino a sette
vuol mica dire che l’otto non possa esserci
senti l’elettricità senti l’elettricità
c’è un temporale in arrivo
porta novità porta novità!

(Jovanotti)

Dal fuoco rinasceremo a nuova vita

phoenix - fenice

Come la fenice rinasce dalle proprie ceneri dopo la morte, così l’uomo può rinascere a nuova vita dalla cenere del suo corpo.

Era  – Divano

Leggi anche:

Le tasche piene di sassi, Lorenzo Jovanotti – testo

– Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini

– Pink Floyd, Wish You Were Here… 35 anni dopo

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Ubi maior minor est!

La Pillola Rossa

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Ubi maior minor est

No, non si tratta di una trascrizione errata della locuzione latina ubi maior minor cessat. Tutt’altro!

Ubi maior minor est è l’esperienza quotidiana di un ambiente di lavoro malato.

L’antefatto o… il fatto.

Nell’ultimo collegio dei docenti svoltosi nella scuola in cui lavoro, durante l’appello, al momento di fare il mio nome, il dirigente scolastico (che presiedeva la seduta) ha tenuto a specificare: «Il supplente D’Alelio», diversamente da quanto ha fatto con gli altri docenti chiamati per semplice nome e cognome.

A cosa arriva un uomo per sentirsi maior nella sua carica! e nascondere il suo essere minor!

L’affermazione non è certo passata inosservata: dall’indignazione nell’immediato di alcuni colleghi che mi hanno espresso la loro solidarietà commentando con quei detti popolari che sono più efficaci di mille parole (chi nasce tondo non muore quadro), all’ironia di altri l’indomani.

In realtà, a rigor di legge non sono neanche un supplente ma un clandestino: il mio contratto di lavoro sarebbe scaduto il 30 aprile scorso e ad oggi, 12 maggio, non mi è stata ancora proposta la regolarizzazione della mia posizione nei confronti della scuola. Insomma, per restare in ambito pirandelliano (vedi articolo precedente, Dal fallimento della democrazia… all’esultanza delle anime), sarei un Adriano Meis in ambiente lavorativo: non un supplente ma l’ombra di un supplente, ci sono ma ufficialmente non esisto! E pensare che dall’alto si sottolinea con una certa soddisfazione il mio ruolo di subordinato! Ma cosa volete che sia, tanto poi al momento dell’ufficializzazione mi faranno firmare il rinnovo con la data opportuna in modo da non far risultare agli atti alcuna irregolarità…

L’antefatto secondo o… l’altro fatto.

Dopo l’intervento di una docente in merito ad una delle questioni all’ordine del giorno, il medesimo dirigente ha tenuto a precisare: «Cerchiamo di parlare con meno passione e di pensare con la testa a quello che diciamo»!

Ma perché non si è più liberi di esprimere il proprio pensiero? E da quando in qua se una persona esprime un’opinione contraria alla nostra siamo tenuti ad offendere tale persona?

E pensare che al governo è stata proposta una sospensione per gli insegnanti politicizzati! (per approfondire vedi ilfattoquotidiano). Chi sono gli insegnanti politicizzati? Semplice: coloro non allineati al pensiero del dirigente scolastico. Non si fa tanta fatica a capire che ad essere sospesi saranno proprio loro dal momento che, secondo la normativa proposta, spetterà al dirigente eseguire l’ordinanza.

D’altronde è così facile abusare di potere coi propri sottoposti! Non vi pare? Basti solo pensare a quegli insegnanti che, pur lamentandosi dell’aggravio di lavoro subito per la somministrazione delle prove INVALSI, l’hanno svolto comunque nonostante tale mansione non rientri nella funzione docente (tali prove per legge sono interamente a carico dell’ufficio competente) solo perché timorosi di eventuali ripercussioni in caso di rifiuto. Infatti per sottrarsi all’obbligatorietà di tale incombenza volontaria bisognava presentare una comunicazione scritta nominalmente da ciascun insegnante.

Ma se tutti continuiamo a tacere non facciamo altro che avallare tali atteggiamenti, contribuendo a logorare il nostro ambiente lavorativo nel quale siamo poi costretti a guardarci le spalle cercando di camminare rasenti al muro. E allora abbiamo il coraggio della verità! Esprimiamo le nostre idee e facciamo valere i nostri diritti. Ma soprattutto facciamo valere il nostro essere uomini!

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Letteratura

esultanza d'anime che spiccano dallo sfondo

Dal fallimento della democrazia…

Allegro! Sì, caro. Ma io non posso andare in una taverna come te, a cercar l’allegria, che tu mi consigli, in fondo a un bicchiere. Non ce la saprei trovare io lì, purtroppo! Né so trovarla altrove! Io vado al caffè, mio caro, tra gente per bene, che fuma e ciarla di politica. Allegri tutti, anzi felici, noi potremmo essere a un sol patto, secondo un avvocatino imperialista che frequenta il mio caffè: a patto d’esser governati da un buon re assoluto. Tu non le sai, povero ubriaco filosofo, queste cose; non ti passano neppure per la mente. Ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà. Ma sicuramente! Oh perché credi che soffra io? Io soffro appunto per questa tirannia mascherata da libertà…

Ebbene Pirandello aveva già capito i limiti di questa che consideriamo la forma più alta di governo mai raggiunta dall’uomo. Non è proprio perché vogliamo imporla (ops, esportarla) anche agli altri che facciamo le nostre guerre in suo nome? Proprio come tempo fa la Chiesa bandiva crociate inquisizioni (ecc. ecc.) per “evangelizzare” la terra…
E pensare che Pirandello la democrazia non l’aveva neanche vissuta (i suoi erano tempi di monarchia)!

Ma nessuna felicità può derivare dal potere; in qualunque forma esso venga espresso manifesterà sempre e solo la volontà di predominio insita nei bassifondi umani. La storia ha ampiamente dimostrato l’irrealizzabilità degli auspici pirandelliani di un monarca illuminato. E senza andare lontano basta osservare i “microsistemi democratici” della nostra società: dirigenti scolastici, direttori di banche, dirigenti aziendali (ecc.) che hanno nel loro piccolo poteri assoluti (anche se limitati in un certo qual modo dalla legislazione vigente) si comportano sempre da “sovrani” equi che agiscono per il bene della comunità da loro gestita? Non mi pare.

…all’esultanza delle anime

E allora non ci resta che volgere il nostro sguardo all’interno del nostro essere più profondo, lì dove nessun potere può imporre il suo predominio. Lo stesso Pirandello, nel medesimo capitolo de Il fu Mattia Pascal, pone un’altra riflessione significativa:

Le anime hanno un loro particolar modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni lor proprii e loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l’impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d’ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata l’angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.

Fonti:
Entrambi i brani sono tratti da Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, cap XI – di sera guardando il fiume.
La foto è tratta dal film Proposta indecente (Indecent Proposal) diretto da Adrian Lyne.

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Musica – Poesia

Le tasche piene di sassi

Volano le libellule
sopra gli stagni e le pozzanghere in città;
sembra che se ne freghino
della ricchezza che ora viene e dopo va
;
prendimi non mi concedere
nessuna replica alle tue fatalità;
eccomi son tutto un fremito, ehi…

Passano alcune musiche,
ma quando passano la terra tremerà;
sembrano esplosioni inutili,
ma in certi cuori qualche cosa resterà;
non si sa come si creano
costellazioni di galassie e di energia;
giocano a dadi gli uomini;
resta sul tavolo un avanzo di magia
.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho le tasche piene di sassi
.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola;
mi vien da piangere,
arriva subito,
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te
.

Sbocciano i fiori sbocciano
e danno tutto quel che hanno in libertà
donano non si interessano
di ricompense e tutto quello che verrà
;
mormora la gente mormora
falla tacere praticando l’allegria,
giocano a dadi gli uomini,
resta sul tavolo un avanzo di magia.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho un mantello fatto di stracci.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola,
mi vien da piangere,
arriva subito;
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo,
vienimi a prendere
mi vien da piangere;
mi riconosci ho le scarpe piene di sassi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

(Lorenzo Jovanotti Cherubini, Ora, 2011)

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– Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini

– Pink Floyd, Wish You Were Here… 35 anni dopo

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Sezione didattica – il web

sqcuola_di_blog_online

In un periodo in cui mancano le strutture, la formazione è considerata il fanalino di coda di tutto il sistema italiano e la “deculturalizzazione” è all’ordine del giorno… Perché non pensare di dare spazio e voce al merito? È con questo obiettivo primario che la SQcuola di blog prende il via: la presentazione ufficiale è prevista per giovedì 31 marzo presso Presso la Sala Conferenze di Concommercio a Modena (qui trovate il programma completo)

Ebbene sì, il master sarà online e aperto gratuitamente a trenta partecipanti (reclutati attraverso una selezione svolta su piattaforma edotto: a questo link i dettagli della procedura).

Idea innovativa? Probabilmente sì visto che in Italia non ha precedenti. Raccogliamo dunque una sfida impegnativa proponendoci l’obiettivo di formare persone motivate sul “luogo virtuale della blogosfera” offrendo loro la possibilità di esplorare più a fondo un mondo che può essere alla portata di tutti. Il luogo di incontro sarà proprio una scuola virtuale ricreata a partire dal modello concreto della scuola reale: personaggi comuni quali studenti, docenti e bidelli interagiranno tra loro dando vita a relazioni trasversali volte allo sviluppo del gruppo come unità portante dell’intero progetto. Crescere come individui per crescere come gruppo, la società del futuro è a portata di mouse!

Vi starete forse chiedendo perché parlo al plurale? Ma come, non l’avete capito? Anche il sottoscritto fa parte della componente dei docenti formatori del master; era chiaro no? 😉 Personalmente mi occuperò dell’idea del Blog, focalizzando l’attenzione sugli elementi costitutivi della blogosfera: dal titolo del blog all’organizzazione dei contenuti di post e pagine, in un piano didattico certamente ricco ed invitante. Sarò di parte? Non vi resta che controllare con i vostri occhi a questo link!

Buon web a tutti!

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La Pillola Rossa

calimero berlusconi

L’indignazione del web

Ancora una volta le nuove dichiarazioni del premier cercano di creare confusione. Puntuale la sua smentita: «Sono stato frainteso». Eh già, «sono stato frainteso perché sono Calimero B e sono piccolo e nero, ops “abbronzato”»!

«Io – ha ribadito Berlusconi in collegamento telefonico con una convention di Noi Riformatori, ad Avezzano – non ho mai attaccato la scuola pubblica, ho solo detto, parlando a dei cattolici, che bisogna riconoscere alle famiglie cattoliche che mandano i figli alla scuola pubblica il diritto a non veder insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono». Per il premier, «bisogna aiutare queste famiglie, magari con un buono scuola, perché anche le famiglie meno abbienti possano mandare i loro figli alla scuola che vogliono».
(corriere.it)

Insomma, il relativismo berlusconiano viene imposto in maniera inesorabile alla nostra cultura. Così l’Italia assiste al rovesciamento dei valori e all’adeguamento degli stessi a seconda dei contesti a cui vanno riferiti. Cosa significa questa visione? Facciamo un esempio: se un prof si trova assegnato a classi di cattolici allora dovrà “inculcare” loro i valori cattolici; se viene assegnato a classi di mafiosi dovrà invece “inculcare” i valori dei mafiosi. È proprio delle famiglie «il diritto a non veder insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono», non vi pare? Parola di premier!

Ma i cittadini italiani indignati si oppongono a tutto ciò e, con un’azione partita dal basso, hanno organizzato una manifestazione in difesa della Costituzione e della scuola statale: l’appuntamento è per sabato 12 marzo alle 15.00 nelle piazze delle principali città italiane.

Vi propongo un video che ho montato per l’occasione: spero possa contribuire al passaparola che da qualche giorno si è innescato sul web e alla buona riuscita delle manifestazioni in programma. Ecco perché noi scendiamo in piazza!

Guarda il video:

 

Cosa ne pensate? Attendo le vostre impressioni.

Per approfondire leggi anche

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La Pillola Rossa

calamandrei - la scuola nazionale è finita

Attacco alla scuola pubblica

Particolarmente pesanti le parole pronunciate dal presidente del Consiglio davanti alla platea cristiano-riformista, apparentemente disinteressata a chiedere conto al premier degli scandali a sfondo sessuale. Destinato a scatenare polemiche il passaggio in cui Berlusconi ha celebrato le scuole private: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”.
(Adozioni, coppie gay e scuola pubblica; da Berlusconi offensiva a tutto campo – repubblica.it)

Berlusconi incalza anche sulla scuola: gli insegnati delle scuole pubbliche «inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie». Il premier riporta quanto disse nel 1994 in occasione del suo ingresso in politica. Berlusconi parlava del rischio che avrebbero potuto correre i genitori ai quali fosse stato impedito di scegliere per i propri figli una scuola privata in alternativa a quella statale.
(Berlusconi a tutto campo attacca scuola pubblica e unioni gay – ilsole24ore.com)

Il difensore della famiglia e dell’educazione (termine che in bocca a lui suona come una bestemmia contestualizzata, parafrasando il cardinale) così parla a un convegno organizzato da alcune associazioni cattoliche :
La scuola pubblica non educa: bisogna dare a tutte le famiglie italiane la possibilità di scegliersi una scuola privata.” Autocitandosi dal ’94, così ha proseguito “Nella scuola statale ci sono dei docenti che cercano di inculcare idee contrarie a quelle dei genitori”.
(Berlusconi: “la scuola pubblica non educa”. E lui? – unità.it)

E la rassegna potrebbe ancora essere lunga. Senza contare poi le innumerevoli reazioni… Mila Spicola per esempio così commenta: «Mettiamocelo in testa una volta per tutte: senza scuola statale non c’ è Italia e non c’è unità. Non c’è cultura e non c’è progresso. Senza la scuola l’Italia muore». E si potrebbe andare avanti per pagine e pagine.
A questo scempio rispondo tacendo. A parlare per me saranno le parole che Piero Calamandrei pronunciò al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950. Sono trascorsi sessant’anni da allora, ma (purtroppo) quelle parole (profetiche, si potrebbe dire) sono più che mai attuali. Leggiamole con attenzione.

Piero Calamandrei – difesa della scuola nazionale

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.

Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. [1.] Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. [2.] Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. [3.] Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Piero Calamandrei)

Nel silenzio del pensiero vi lascio una domanda: il «partito dominante», allora solo ipotizzato da Calamandrei, oggi «la Costituzione» la rispetta o la calpesta?

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