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Posts Tagged ‘Costituzione italiana’

La Pillola Rossa

web_wikipedia_no_legge_bavaglio

Cosa sta avvenendo sul web in questi ultimi giorni? La protesta dei suoi utenti ha dimostrato il suo peso? Ma per cosa si protesta? Per la legge bavaglio?

Il caso Nonciclopedia: Vasco Rossi anticipa la legge bavaglio

Vasco Rossi con la querela dei suoi legali a Nonciclopedia ci ha dato un saggio di quanto potrebbe succedere con l’entrata in vigore della legge bavaglio. Un anno fa infatti ha sporto denuncia contro gli amministratori del sito parodia di Wikipedia; questi, ricevuta un’e-mail di avviso, si erano resi disponibili ad eliminare le parti giudicate offensive dalla pagina dedicata al cantante, ma ciononostante (dopo un anno di silenzio degli avvocati) alcuni giorni fa si sono visti convocati dalla Polizia Postale; intimoriti dall’accaduto, hanno autosospeso il portale con un avviso che ne spiegava le motivazioni. A loro sostegno si sono schierati numerosissimi utenti del web che hanno fatto sentire la loro voce anche in modo alquanto bellicoso: basti pensare che martedì 4 ottobre su Twitter l’hastag #VascoMerda ha raggiunto il primo posto per numero di commenti nel mondo. Un colpo duro per la reputazione del cantante italiano, tanto da indurlo a fare un passo indietro nella vicenda. Pace fatta tra le due parti dunque.

Wikipedia si schiera a favore della libertà di espressione

Ma se questa potrebbe essere definita una piccola schermaglia, lo stesso non può dirsi con quanto avverrebbe nel caso entrasse in vigore la cosiddetta legge bavaglio. A lanciare l’allarme dello scenario che potrebbe presentarsi questa volta è proprio la più grande enciclopedia di tutti i tempi, Wikipedia. Le varie voci presenti su Wikipedia in lingua italiana sono state sostituite, a partire da martedì 4 ottobre, da un comunicato che contesta il comma 29 (cosiddetto ammazzablog) del DDL intercettazioni (o legge bavaglio); eccone alcuni punti cruciali (qui l’intero comunicato):

«L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza» perché «in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il dirittoindipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensivedi chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti».

Proteste queste che hanno dato i loro frutti suscitando una notevole attenzione sulla vicenda: sembra infatti che il comma 29 voglia essere limitato alle sole testate giornalistiche che dal canto loro si sono mosse in maniera più soft per lanciare la loro protesta. Che non abbiano avuto il coraggio di rinunciare ai loro introiti per qualche giorno piuttosto che far sentire forte la loro avversione al ddl? Ecco qualche esempio. Repubblica.it ha lanciato una campagna “post-it” contro tali assurdità (eccola). Il FattoQuotidiano invece prosegue con la sua disobbedienza civile (qui l’articolo). Ma probabilmente tali azioni di protesta non sono state sufficienti a far cambiare rotta ad un decreto che rischia di portare alla giungla il mondo dell’informazione (proprio perché un eventuale contenzioso non sarà risolto da una terza parte – leggi giustizia – quanto piuttosto dalla “rettifica” obbligatoria a cui sarà tenuta la testata giornalistica che dovrà necessariamente piegarsi al volere altrui).
Nelle prossime ore conosceremo l’esito della discussione parlamentare: non ci resta che attendere ricordando, come ha già fatto Wikipedia, l’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo:

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore».

E l’articolo 21 della Costituzione italiana lo vogliamo proprio cancellare? Per il momento lo troviamo anche sul sito del Senato della Repubblica:

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili».

Leggi anche:

– Difendiamo l’articolo 21

Legalità del web e Decreto Romani: nuove liste di proscrizione?

Internet: l’Italia controcorrente

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La Pillola Rossa

calamandrei - la scuola nazionale è finita

Attacco alla scuola pubblica

Particolarmente pesanti le parole pronunciate dal presidente del Consiglio davanti alla platea cristiano-riformista, apparentemente disinteressata a chiedere conto al premier degli scandali a sfondo sessuale. Destinato a scatenare polemiche il passaggio in cui Berlusconi ha celebrato le scuole private: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”.
(Adozioni, coppie gay e scuola pubblica; da Berlusconi offensiva a tutto campo – repubblica.it)

Berlusconi incalza anche sulla scuola: gli insegnati delle scuole pubbliche «inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie». Il premier riporta quanto disse nel 1994 in occasione del suo ingresso in politica. Berlusconi parlava del rischio che avrebbero potuto correre i genitori ai quali fosse stato impedito di scegliere per i propri figli una scuola privata in alternativa a quella statale.
(Berlusconi a tutto campo attacca scuola pubblica e unioni gay – ilsole24ore.com)

Il difensore della famiglia e dell’educazione (termine che in bocca a lui suona come una bestemmia contestualizzata, parafrasando il cardinale) così parla a un convegno organizzato da alcune associazioni cattoliche :
La scuola pubblica non educa: bisogna dare a tutte le famiglie italiane la possibilità di scegliersi una scuola privata.” Autocitandosi dal ’94, così ha proseguito “Nella scuola statale ci sono dei docenti che cercano di inculcare idee contrarie a quelle dei genitori”.
(Berlusconi: “la scuola pubblica non educa”. E lui? – unità.it)

E la rassegna potrebbe ancora essere lunga. Senza contare poi le innumerevoli reazioni… Mila Spicola per esempio così commenta: «Mettiamocelo in testa una volta per tutte: senza scuola statale non c’ è Italia e non c’è unità. Non c’è cultura e non c’è progresso. Senza la scuola l’Italia muore». E si potrebbe andare avanti per pagine e pagine.
A questo scempio rispondo tacendo. A parlare per me saranno le parole che Piero Calamandrei pronunciò al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950. Sono trascorsi sessant’anni da allora, ma (purtroppo) quelle parole (profetiche, si potrebbe dire) sono più che mai attuali. Leggiamole con attenzione.

Piero Calamandrei – difesa della scuola nazionale

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.

Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. [1.] Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. [2.] Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. [3.] Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Piero Calamandrei)

Nel silenzio del pensiero vi lascio una domanda: il «partito dominante», allora solo ipotizzato da Calamandrei, oggi «la Costituzione» la rispetta o la calpesta?

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Intermezzi di Roberta Roberti

il carnevale della politica italiana

Mi sono domandata spesso negli ultimi anni quali siano i criteri sulla base dei quali vengono scelti i funzionari ministeriali. Mi sono detta che senza dubbio erano loro richieste cieca obbedienza, entusiastica adesione al dettato ministeriale, fedeltà incondizionata… linea di fermezza, insomma.

Tuttavia, dopo la faccenda che ha coinvolto Francesco Mele(*), il mio leader visto che già so che verrò annoverata fra i suoi pericolosi seguaci, devo tuttavia ammettere come mi fosse sfuggito un altro innegabile pregio di tanti dei nostri dirigenti: l’arguzia.

Come Walt Disney in alcuni suoi film animati, qualcuno ci ha voluto mandare un sottile messaggio… sub-liminale.

A parte la linea di fermezza, cioè il bavaglio, tutto il resto è Carnevale!
Avete capito o no che prima o poi qualcuno verrà a dirci che stavano scherzando?
I tagli, la “legge” Gelmini, gli attacchi ai diritti degli studenti e dei docenti, dei genitori e dei cittadini, la distruzione programmata e inesorabile della scuola pubblica statale, le classi che scoppiano, le materie che scompaiono, le ore di sostegno che spariscono, i laboratori che non possono funzionare… erano tutti scherzi!!!!

In effetti, è un mondo alla rovescia quello in cui i docenti lavorano in condizioni sempre peggiori e di più, ma guadagnano circa il 9% in meno e si ritrovano pure congelati gli scatti di anzianità… E NON DICONO NIENTE!!!
In effetti, va tutto all’incontrario se ci dicono che siamo nella società della conoscenza e poi smantellano il sistema educativo della Repubblica e la scuola della Costituzione!
In effetti, che senso avrebbe veder negare il diritto allo studio, il diritto ad una buona scuola, dover pagare per fruire di un diritto costituzionale, vedersi tagliare le ore e i progetti educativi e didattici, E NON DIRE NIENTE?

Sono arrivati persino a sostenere che i tagli servono a migliorare la qualità della scuola pubblica!

Eppure, anche se mi sento sollevata, continuo a credere che a Carnevale ci si dovrebbe divertire un po’ di più.
Questi scherzi non sono stati molto divertenti e sono durati un po’ troppo. Bel gioco, dura poco.

A noi, cari signori funzionari e dirigenti ministeriali, questa sembra più un’interminabile notte di Halloween, con macabre zucche e morti viventi che gridano e sproloquiano, i forbicioni sguainati: tagli, tagli, tagli e grembiulini che svolazzano, lavagne che si illuminano…

Un clima da caccia alle streghe e richieste di abiura… quasi che non ci fosse più alcuna democrazia nella scuola, che si volesse negare la libertà di espressione e di insegnamento, che si volessero esautorare di fatto di ogni potere decisionale i collegi dei docenti e i consigli di istituto…

Un po’ una notte degli orrori, insomma.
Aspetto dunque di svegliarmi insieme agli insegnanti, ai genitori, agli studenti, agli intellettuali, ai cittadini di tutto il Paese, e di uscire da questa macabra festa, di offrire a questi burloni qualche dolcetto, pur di vederli sparire senza fare qualche altro scherzetto.

Svegliamoci!

Dipende solo da noi riprenderci la nostra dignità: tiriamo su la testa e cerchiamo di vedere finalmente l’alba.

Mandiamo gli zombi a dormire.

Note

(*) il docente che ha subito la censura da parte di Limina, il dirigente scolastico della regione Emilia Romagna.

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La Pillola Rossa – Poesia

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente
».

Son queste le edificanti parole che un qualsiasi cittadino italiano trova oggi «scritte al sommo d’una porta» che lo introduce al mondo del lavoro. Terrificato dal loro duro senso, cerca in ogni modo di arrivare al fondo dell’iscrizione, speranzoso di trovare una seppur magra consolazione, una scappatoia. Ma la fine dei suoi sogni non tarda a presentarsi ai suoi occhi: «Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate».

Con tenacità imperterrita cerca comunque di attraversare la soglia: la realtà non può essere così terribile come viene descritta. Allora, bando ai pregiudizi, decide di sperimentare in prima persona questo mondo che lo interessa oltremodo: solo così potrà costruirsi una vita sua propria di cui essere il vero protagonista… è la sola chiave della sua libertà!

D’altronde dalla sua parte si ricorda di avere uno dei testi più importanti della Repubblica Italiana: la Costituzione. E per infondersi coraggio comincia ad elencare nella sua mente alcuni punti dei Principi fondamentali di tale testo:

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità […].

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. […]

Rincuorato da tali ricordi, affronta con meno timore le sue esperienze di ricerca del tanto agognato lavoro…

. . .

. . .

. . .

…il vuoto…

. . .

. . .

. . .

E, dopo aver toccato con mano la dura triste e amara realtà italiana, non può che concludere con la stessa riflessione dantesca:

«Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l’aere sanza stelle,
per ch’io al cominciar ne lagrimai
».

« Elezioni: la politica italiana e la censura

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La Pillola Rossa
la scelta

Ancora una volta (vedi La cultura del razzismo), Mantova colpisce al cuore con una notizia a dir poco raccapricciante. La Gazzetta di Mantova così titola un articolo: All’asilo comunale si accettano solo bimbi di famiglie cristiane (vedi)

Al comune di Goito (MN) è stato approvato un nuovo regolamento che pone l’appartenenza della famiglia alla fede cattolica come condizione necessaria per iscrivere i propri figli all’asilo comunale, escludendo in questo modo molte famiglie di immigrati di diverso orientamento religioso. «Il regolamento, proposto dal centrodestra, è stato approvato dalla maggioranza del consiglio comunale, fra le proteste di tutta l’opposizione».

A questo punto è senz’altro legittimo chiedersi: ma l’articolo 3 della nostra Costituzione non recita forse il contrario di quanto è stato affermato dal consiglio comunale? Per avere una risposta obiettiva, basta semplicemente citarlo:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Beh, se questo è modo di rimuovere gli ostacoli, non so proprio cos’altro aggiungere!

E pensare che tale regolamento è stato giustificato per salvaguardare «l’ispirazione cristiana della vita»! Ma erano proprio questi gli insegnamenti di Cristo? O forse Egli era andato ben oltre queste divisioni apparenti di un credo religioso? Anche questa volta taccio e lascio la parola ai testi; è Gesù che parla:

«Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori. […] Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? […] E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?»
(Matteo 5, 43-47)

Bel modo di manipolare le proprie radici cristiane! Come si impara presto a costruirsi un dio del tutto personale che faccia comodo in ogni occasione.

Scusate l’ennesima domanda, ma chi di voi farebbe mai riparare un’auto da un meccanico che non sa cosa sia una ruota? E perché invece troviamo così normale farci amministrare da chi non ha la ben che minima idea di cosa sia la Costituzione, che dovrebbe essere il “testo sacro” di ogni cittadino?

Leggi anche:

La cultura del razzismo


Ancora una volta (vedi post) Mantova colpisce al cuore con una notizia a dir poco raccapricciante. La Gazzetta di Mantova così titola un articolo: All’asilo comunale si accettano solo bimbi di famiglie cristiane http://gazzettadimantova.gelocal.it/dettaglio/allasilo-comunale-si-accettano-solo-bimbi-di-famiglie-cristiane/1868081 (ecco l’articolo)

Al comune di Goito (MN) è stato approvato un nuovo regolamento che pone l’appartenenza della famiglia alla fede cattolica come condizione necessaria per iscrivere i propri figli all’asilo comunale, escludendo in questo modo molte famiglie di immigrati di diverso orientamento religioso. «Il regolamento, proposto dal centrodestra, è stato approvato dalla maggioranza del consiglio comunale, fra le proteste di tutta l’opposizione».

A questo punto è senz’altro legittimo chiedersi: ma l’articolo 3 della nostra Costituzione non recita forse il contrario di quanto è stato affermato dal consiglio comunale? Per avere una risposta obiettiva, basta semplicemente citarlo:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Beh, se questo è modo di rimuovere gli ostacoli, non so proprio cos’altro aggiungere!

E pensare che tale regolamento è stato giustificato per salvaguardare «l’ispirazione cristiana della vita»! Ma erano proprio questi gli insegnamenti di Cristo? O forse Egli era andato ben oltre queste divisioni apparenti di un credo religioso? Anche questa volta taccio e lascio la parola ai testi; è Gesù che parla:

«Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori. […] Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? […] E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?»
(
Matteo 5, 43-47)

Bel modo di manipolare le proprie radici cristiane! Come si impara presto a costruirsi un dio del tutto personale che faccia comodo in ogni occasione.

Scusate l’ennesima domanda, ma chi di voi farebbe mai riparare un’auto da un meccanico che non sa cosa sia una ruota? E perché invece troviamo così normale farci amministrare da chi non ha la ben che minima idea di cosa sia la Costituzione, che dovrebbe essere il “testo sacro” di ogni cittadino?

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Il Time magazine si interroga: Will Italy Censor YouTube?

La Repubblica.it riecheggia sul suo blog: Time: l’Italia contro la libertà internet e riporta un estratto significativo dell’articolo (ve lo cito in traduzione):

Immediatamente dopo la controversia sul caso Google contro Cina [vedi La guerra di Google], si apre in Italia un nuovo fronte di conflitto tra potere dello stato e libertà sulla rete. Il primo ministro Silvio Berlusconi sta portando avanti nuove misure di legge che darebbero allo Stato il controllo sull’attività di pubblicazione di video on line e costringerebbero coloro che lo fanno in modo regolare a fornirsi di una licenza rilasciata dal Ministero delle comunicazioni.

Signori! È arrivato il momento di rispolverare la nostra cara e vecchia Costituzione. Non lasciamo dormire indisturbato nella nostra libreria il testo che ci fa cittadini dello Stato italiano. La Costituzione della Repubblica Italiana sia la nostra Bibbia quotidiana!

Facciamo un piccolo sforzo e apriamo alla Parte I, Diritti e Doveri dei Cittadini. Sotto il Titolo I, Rapporti Civili, c’è il nostro caro Articolo 21. Ve lo riporto integralmente.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dall’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre le ventiquattro ore, fare denuncia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume.

La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Ora mi chiedo, è proprio lecito limitare la libertà di espressione di un individuo solo perché questi sceglie come mezzo di diffusione il web e non la stampa tradizionale? Ma nell’articolo citato, non era contemplato anche ogni altro mezzo di diffusione?

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Ebbene sì, per lo Stato italiano tutti i docenti precari appartengono alla categoria degli Eretici, fatto salvo coloro che insegnano la religione cattolica.

È questo quel che si apprende leggendo l’articolo di Salvo Intravaia su la Repubblica: Scuola, aumenti ai professori ma solo a quelli di religione

Insomma, per poter godere a pieno titolo dei propri diritti (per lo Stato italiano) bisogna essere cattolici di professione, non solo di nascita. Altro che pari dignità sociale! Con buona pace dell’articolo 3 della Costituzione italiana (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali).

O forse nelle intenzioni di chi ci governa si nasconde la volontà di far scatenare una guerra tra poveri per indebolire ulteriormente una categoria che sta già contando i cocci di una compattezza oramai definitivamente tramontata?

La guerra di Google »

« Riflessioni su “il colore del sangue italiano”

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