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La Pillola Rossa

calimero berlusconi

L’indignazione del web

Ancora una volta le nuove dichiarazioni del premier cercano di creare confusione. Puntuale la sua smentita: «Sono stato frainteso». Eh già, «sono stato frainteso perché sono Calimero B e sono piccolo e nero, ops “abbronzato”»!

«Io – ha ribadito Berlusconi in collegamento telefonico con una convention di Noi Riformatori, ad Avezzano – non ho mai attaccato la scuola pubblica, ho solo detto, parlando a dei cattolici, che bisogna riconoscere alle famiglie cattoliche che mandano i figli alla scuola pubblica il diritto a non veder insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono». Per il premier, «bisogna aiutare queste famiglie, magari con un buono scuola, perché anche le famiglie meno abbienti possano mandare i loro figli alla scuola che vogliono».
(corriere.it)

Insomma, il relativismo berlusconiano viene imposto in maniera inesorabile alla nostra cultura. Così l’Italia assiste al rovesciamento dei valori e all’adeguamento degli stessi a seconda dei contesti a cui vanno riferiti. Cosa significa questa visione? Facciamo un esempio: se un prof si trova assegnato a classi di cattolici allora dovrà “inculcare” loro i valori cattolici; se viene assegnato a classi di mafiosi dovrà invece “inculcare” i valori dei mafiosi. È proprio delle famiglie «il diritto a non veder insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono», non vi pare? Parola di premier!

Ma i cittadini italiani indignati si oppongono a tutto ciò e, con un’azione partita dal basso, hanno organizzato una manifestazione in difesa della Costituzione e della scuola statale: l’appuntamento è per sabato 12 marzo alle 15.00 nelle piazze delle principali città italiane.

Vi propongo un video che ho montato per l’occasione: spero possa contribuire al passaparola che da qualche giorno si è innescato sul web e alla buona riuscita delle manifestazioni in programma. Ecco perché noi scendiamo in piazza!

Guarda il video:

 

Cosa ne pensate? Attendo le vostre impressioni.

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La Pillola Rossa

la sceltaQuesta mattina in treno mi ha colpito un signore mantovano che spiegava amabilmente il suo interesse per l’arte illustrando ad un amico alcune foto dei suoi tour per i musei di Roma: i suoi discorsi erano ricchi di riferimenti ad episodi mitologici, per cui era piacevole “rubare” stralci di conversazione.
Arrivati a destinazione nella stazione di Modena, rivolgendosi all’amico pronuncia una frase che mi lascia di sasso: «Andiamo all’altra porta, perché di là c’è uno abbronzato!»
Aveva semplicemente visto un uomo di colore che si dirigeva verso l’uscita per scendere dal treno.

Ora mi chiedo com’è possibile che sentimenti di intolleranza razzista siano così vivi anche in persone di una certa cultura? Cultura non significa forse elevarsi dal marciume del quotidiano per permetterci di osservare il mondo da una prospettiva privilegiata? Come può attecchire in modo così marcato il modus dicendi della nostra “casta politica”? La paternità della battuta non appartiene al nostro premier, avendo definito Obama un po’ abbronzato?

In effetti, per avere un’idea degli effetti di tale modus dicendi, basterebbe guardare Facebook: quanti sono i gruppi che inneggiano al razzismo? SWG, azienda di sondaggi online, ne ha contati un migliaio: 100 anti-islamici, 350 contro gli immigrati, 400 contro i meridionali e 300 contro gli zingari.

In questo clima è significativo il progetto di Sciopero degli stranieri, previsto per il prossimo primo marzo in molte città italiane, il cui slogan recita: «Stranieri non tanto dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l’Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà».

In questo clima è significativo il progetto di

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Pubblicato anche su Prove tecniche di società civile

Giorni intensi per la Scuola italiana: il Consiglio dei Ministri del prossimo venerdì 22 gennaio dovrebbe approvare la riforma della scuola superiore.

Cosa bolle in pentola? Due gli ingredienti principali:

  1. abbassamento dell’obbligo scolastico a 15 anni;

  2. scomparsa della geografia dai curricula scolastici.

Che ricetta sarà mai questa?

Non abbiamo alcun dubbio, si tratta di una nuova pietanza italiana che si distingue nettamente dalla linea culturale europea – d’altronde la cucina italiana ha sempre fatto scuola in Europa, o sbaglio?

Se pensiamo che «nel 2003, una comunicazione della Commissione europea considerava “imperativo categorico” l’investimento efficiente nell’istruzione e nella formazione», ci rendiamo perfettamente conto della posizione esplicitamente controcorrente assunta dal nostro governo.

Già prima, nel marzo 2000, il Consiglio europeo di Lisbona aveva «”ribadito che il futuro dell’economia (e della società) europea sarebbe dipeso dalle abilità dei suoi cittadini e che queste a loro volta avrebbero richiesto un aggiornamento continuativo caratteristico delle società basate sulla conoscenza”». (Articolo su la Repubblica.it) È quanto mai chiaro: il nostro futuro (di italiani) dipenderà dalla nostra abilità di… salvarci!

Insomma con questa mossa della riduzione dell’età dell’obbligo, in un sol colpo, il governo otterrebbe due grossi risultati: un abbassamento culturale delle nuove generazioni e un minor bisogno di insegnanti (logica conseguenza della diminuzione degli alunni)!

E per la scomparsa della geografia dai curricula scolastici? Non c’è alcun problema: oggi disponiamo del Gps! Con tutte le conseguenze che ne derivano…

«La società del Gps è popolata di persone etero-dirette, che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non sanno dove andare e neppure dove sono. Questa società – questa scuola – non ha bisogno di geografia, né di geografi. Ma neppure della storia: visto che la geografia spiega la storia e viceversa. Questa società – questa scuola – questo paese: dove il tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci indichi la strada». (Se dalla scuola (per legge) scompare la geografia su Repubblica.it)

Ma visto che bisogna tagliare ancora sulla scuola, perché il ministro non ha pensato ad una riforma dell’ortografia? Si potrebbe rendere obbligatorio scrivere k per ch, x al posto di per, e così via… (ecc, scusate!) Insomma, tagliando sulle lettere da scrivere avremmo un sensibile risparmio… d’inchiostro!

Il crocifisso italiano: facciamo chiarezza »

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