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Posts Tagged ‘Dante Alighieri’

Intermezzo – Poesia

mare conosci te stesso

 

E subito riprende
il viaggio
come
dopo
il naufragio
un superstite
lupo di mare
(Ungaretti)

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

[…]
ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
(Dante)

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno
(Foscolo)

e il naufragar m’è dolce in questo mare.
(Leopardi)

Spesso il viaggio della conoscenza si compie via mare: l’acqua è fonte di vita; solo la nave (l’anima) che ne solca le onde potrà giungere alla conoscenza della vita stessa perché ogni viaggio è prima di tutto un viaggio interiore.

D’altronde già gli antichi avevano scoperto la chiave per poter accedere al tutto:

Conosci te stesso e avrai la conoscenza di tutte le cose.
(Oracolo di Delfi)

Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nei cieli», allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: «Ecco è nel mare», allora i pesci del mare vi precederanno. Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, allora sarete conosciuti e capirete che siete figli del Padre, il Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella povertà e sarete voi stessi la povertà.
(Gesù)

Al ritmo del cuore segui la tua musica: solo così ascolterai note divine!

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Poesia – Intermezzo

 

e se Dante avesse conosciuto la scuola d'oggi?

La Commedia tutt’altro che divina – Pianto III

Così discesi dall’ordine primaio
giù nel secondo, che men classi cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Brunèt orribilmente, e ringhia:
esamina i professor nell’entrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Dico che quando l’anima dannata
(per esser docente) li vien dinanzi
quel conoscitore de le peccata,

perché lui stesso l’ha commessi innanzi,
vede qual luogo d’inferno è per essa;
non la classe ma la strada dinanzi

gli pone: a morir di fame sia messa
di mangiar col suo lavoro non è
degna! Ed allora con la coda smessa

cignesi lo suo corpo tante volte
quanti anni vuol ch’ella vaghi, perché
sia di città in città a viver di stenti

e carità destinata; sia sempre
al “divino potere” in posizione
prona, senza che possa in modo alcuno

lagnarsi di questa sua condizione
penosa
. Questa è la sua volontà!
«Precario non ti crucciar», diss’ei, «vuolsi

così colà dove si puote ciò
che si vuole e di più non dimandar.
Solo noi della stanza dei bottoni

possiamo sull’altrui spalle magnar!
Son spalle dell’italian popol tutto:
e a grasse risate ci sbeffeggiamo

di lui con le leggi e sacre tavole
da e per noi ad personam emanate».
Questo fu il suo terribile discorso.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Brunèt a me quando mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

«guarda com’entri e di cui tu ti fide;
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!»
E ‘l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
ben vede la schifosa situazione
italiana, che i vostri vizi offende!
»

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d’ogne luce muto!


Leggi qui il Pianto I

– Scuola della Repubblica: la selva oscura di oggi

– La Divina Commedia, la Costituzione, l’Italia e il Lavoro

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Poesia – Intermezzo

E se Dante avesse conosciuto la scuola di oggi?

La Commedia tutt’altro che divina – Pianto I

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai nella scuola pubblica
che la dritta via era smarrita.

Ahi quanto è dura a dire repubblica
esto loco selvaggio aspro e forte
che leggi eguali a tutti non applica!

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del mal ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.

Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Ma poi ch’i’ fui al fin d’un percorso giunto,
un attestato nella man con agli
m’avea di paura il core compunto;

guardai avanti e vidi pianto e stridore
di denti in una profession dilaniata da tagli
e insulti che di cacca avean colore.

Leggi anche:

La commedia scolastica: come la politica deride la scuola italiana (Pianto III)

La Divina Commedia, la Costituzione, l’Italia e il Lavoro

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La Pillola Rossa – Poesia

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente
».

Son queste le edificanti parole che un qualsiasi cittadino italiano trova oggi «scritte al sommo d’una porta» che lo introduce al mondo del lavoro. Terrificato dal loro duro senso, cerca in ogni modo di arrivare al fondo dell’iscrizione, speranzoso di trovare una seppur magra consolazione, una scappatoia. Ma la fine dei suoi sogni non tarda a presentarsi ai suoi occhi: «Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate».

Con tenacità imperterrita cerca comunque di attraversare la soglia: la realtà non può essere così terribile come viene descritta. Allora, bando ai pregiudizi, decide di sperimentare in prima persona questo mondo che lo interessa oltremodo: solo così potrà costruirsi una vita sua propria di cui essere il vero protagonista… è la sola chiave della sua libertà!

D’altronde dalla sua parte si ricorda di avere uno dei testi più importanti della Repubblica Italiana: la Costituzione. E per infondersi coraggio comincia ad elencare nella sua mente alcuni punti dei Principi fondamentali di tale testo:

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità […].

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. […]

Rincuorato da tali ricordi, affronta con meno timore le sue esperienze di ricerca del tanto agognato lavoro…

. . .

. . .

. . .

…il vuoto…

. . .

. . .

. . .

E, dopo aver toccato con mano la dura triste e amara realtà italiana, non può che concludere con la stessa riflessione dantesca:

«Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l’aere sanza stelle,
per ch’io al cominciar ne lagrimai
».

« Elezioni: la politica italiana e la censura

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