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Posts Tagged ‘Democrazia’

Letteratura

esultanza d'anime che spiccano dallo sfondo

Dal fallimento della democrazia…

Allegro! Sì, caro. Ma io non posso andare in una taverna come te, a cercar l’allegria, che tu mi consigli, in fondo a un bicchiere. Non ce la saprei trovare io lì, purtroppo! Né so trovarla altrove! Io vado al caffè, mio caro, tra gente per bene, che fuma e ciarla di politica. Allegri tutti, anzi felici, noi potremmo essere a un sol patto, secondo un avvocatino imperialista che frequenta il mio caffè: a patto d’esser governati da un buon re assoluto. Tu non le sai, povero ubriaco filosofo, queste cose; non ti passano neppure per la mente. Ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà. Ma sicuramente! Oh perché credi che soffra io? Io soffro appunto per questa tirannia mascherata da libertà…

Ebbene Pirandello aveva già capito i limiti di questa che consideriamo la forma più alta di governo mai raggiunta dall’uomo. Non è proprio perché vogliamo imporla (ops, esportarla) anche agli altri che facciamo le nostre guerre in suo nome? Proprio come tempo fa la Chiesa bandiva crociate inquisizioni (ecc. ecc.) per “evangelizzare” la terra…
E pensare che Pirandello la democrazia non l’aveva neanche vissuta (i suoi erano tempi di monarchia)!

Ma nessuna felicità può derivare dal potere; in qualunque forma esso venga espresso manifesterà sempre e solo la volontà di predominio insita nei bassifondi umani. La storia ha ampiamente dimostrato l’irrealizzabilità degli auspici pirandelliani di un monarca illuminato. E senza andare lontano basta osservare i “microsistemi democratici” della nostra società: dirigenti scolastici, direttori di banche, dirigenti aziendali (ecc.) che hanno nel loro piccolo poteri assoluti (anche se limitati in un certo qual modo dalla legislazione vigente) si comportano sempre da “sovrani” equi che agiscono per il bene della comunità da loro gestita? Non mi pare.

…all’esultanza delle anime

E allora non ci resta che volgere il nostro sguardo all’interno del nostro essere più profondo, lì dove nessun potere può imporre il suo predominio. Lo stesso Pirandello, nel medesimo capitolo de Il fu Mattia Pascal, pone un’altra riflessione significativa:

Le anime hanno un loro particolar modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni lor proprii e loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l’impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d’ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata l’angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.

Fonti:
Entrambi i brani sono tratti da Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, cap XI – di sera guardando il fiume.
La foto è tratta dal film Proposta indecente (Indecent Proposal) diretto da Adrian Lyne.

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Il Time magazine si interroga: Will Italy Censor YouTube?

La Repubblica.it riecheggia sul suo blog: Time: l’Italia contro la libertà internet e riporta un estratto significativo dell’articolo (ve lo cito in traduzione):

Immediatamente dopo la controversia sul caso Google contro Cina [vedi La guerra di Google], si apre in Italia un nuovo fronte di conflitto tra potere dello stato e libertà sulla rete. Il primo ministro Silvio Berlusconi sta portando avanti nuove misure di legge che darebbero allo Stato il controllo sull’attività di pubblicazione di video on line e costringerebbero coloro che lo fanno in modo regolare a fornirsi di una licenza rilasciata dal Ministero delle comunicazioni.

Signori! È arrivato il momento di rispolverare la nostra cara e vecchia Costituzione. Non lasciamo dormire indisturbato nella nostra libreria il testo che ci fa cittadini dello Stato italiano. La Costituzione della Repubblica Italiana sia la nostra Bibbia quotidiana!

Facciamo un piccolo sforzo e apriamo alla Parte I, Diritti e Doveri dei Cittadini. Sotto il Titolo I, Rapporti Civili, c’è il nostro caro Articolo 21. Ve lo riporto integralmente.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dall’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre le ventiquattro ore, fare denuncia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume.

La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Ora mi chiedo, è proprio lecito limitare la libertà di espressione di un individuo solo perché questi sceglie come mezzo di diffusione il web e non la stampa tradizionale? Ma nell’articolo citato, non era contemplato anche ogni altro mezzo di diffusione?

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Stop a chi vuole scavalcare i nostri insegnanti. È questo il titolo di un articolo apparso su la Padania nei giorni scorsi. L’occhiello è ancora più illuminante: Lega a fianco di chi contrasta “l’assalto”alle graduatorie ai precari del Sud.

Tralasciando l’aspetto linguistico della frase, a dir poco raccapricciante, nel corpo dell’articolo leggiamo la risposta del sen. Mario Pittoni alla sentenza del Tar del Lazio riguardante la questione delle “graduatorie di coda”  (con la quale veniva legittimato l’inserimento “a pettine” dei docenti) (*). Il capogruppo del Carroccio in commissione permanente (istruzione pubblica, beni culturali) rende noto il ddl, proposto dal suo gruppo, che prevede di raggruppare gli aspiranti docenti all’interno di albi regionali dove per accedere risulti indispensabile presentare il certificato di residenza.

Già il ministro Gelmini aveva «aggirato» l’esito della sentenza del Tar, inserendo nel decreto salva-precari di fine anno (superiore alla sentenza) un emendamento ad hoc per mantenere le posizioni in ‘coda’ fino al 2011; con questo ddl assisteremo ad un’ulteriore restrizione agli spostamenti nel territorio nazionale.

D’accordo, si vuol tutelare le persone residenti nel luogo lavorativo, non discuto in merito. Ma che almeno si abbia il buon gusto di chiamare le cose con il proprio nome. Diciamolo apertamente: «Vogliamo interrompere il flusso di spostamenti presente sul territorio nazionale: fuori gli immigrati dalle nostre città, siano essi stranieri o meridionali!»

Bisogna proprio sparare sulle persone per capire se il colore del sangue che scorre nelle loro vene sia lo stesso di chi vive in determinati luoghi considerati privilegiati (rispetto ad altri)?

Ma la responsabilità è tutta del Tar del Lazio.

Con la loro sentenza riguardante la questione delle “graduatorie di coda”, i giudici avrebbero «combinato il pasticcio. Assurdo – ha sottolineato Pittoni – che sia il tribunale a decidere la politica scolastica».

Pienamente condivisibile il pensiero del senatore: è proprio assurdo che sia il tribunale a stabilire le violazioni legislative alla Costituzione italiana! Se il Parlamento crea una legge, perché mai deve esserci un organo giudiziario che ne controlli l’operato? Ma che razza di dittatura è questa?! Ah, scusate, mi era sfuggito, siamo ancora in un “regime” democratico!

(*) Nota. Secondo le disposizioni del Ministero della Pubblica Istruzione, per l’aggiornamento delle graduatorie del personale docente per il biennio 2009-2011, gli interessati, oltre alla conferma della provincia nella quale erano inseriti (che non poteva essere cambiata, pena il decadimento della propria posizione di merito), potevano scegliere di inserirsi nelle graduatorie di altre tre province “in coda” a coloro che già permanevano nelle graduatorie indicate.
Con l’inserimento “a pettine” disposto dal Tar la posizione in graduatoria verrebbe assegnata tenendo conto in modo uniforme del merito dei singoli docenti.

Continua a leggere qui:

Riflessioni su “il colore del sangue italiano”

Secondo le disposizioni del Ministero della Pubblica Istruzione, per l’aggiornamento delle graduatorie del personale docente per il biennio 2009-2011, gli interessati, oltre alla conferma della provincia nella quale erano inseriti (che non poteva essere cambiata, pena il decadimento della propria posizione), potevano scegliere di inserirsi nelle graduatorie di altre tre province in coda a coloro che già permanevano nelle graduatorie indicate.

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In questo clima attuale (in Italia) molti temono un ritorno serrato della censura (se non addirittura delle persecuzioni fisiche) e forse non hanno tutti i torti; chissà?

Ma rispetto al passato non abbiamo solo i media tradizionali facilmente oscurabili: abbiamo tra le mani altri canali di comunicazione che sono dei mezzi fenomenali, dal potere “illimitato”. Signori, noi disponiamo di una piattaforma eccezionale: il web. In tutte le sue sfumature, dal blog al social network, è un medium fin troppo democratico… forse l’unico degno di questo nome!

In questo “non-luogo” la comunicazione avviene, per la prima volta nella storia, dal basso: chiunque abbia accesso alla rete può dire la sua! E questa è una rivoluzione di un’importanza smisurata: dobbiamo soltanto prenderne coscienza! Per fermarci potranno solo toglierci l’accesso alla rete stessa (non è proprio un mero caso che in questi ultimi anni ci sia stato un rallentamento nella diffusione della banda larga sul territorio nazionale); ma non è una cosa così semplice da attuare… ragion per cui ci basterà non subire supinamente tutto ciò che ci verrà propinato dall’alto. Signori, la comunicazione è nostra, non più di una piccola élite che vuole schiavizzarci!

Anche noi italiani siamo uomini con una dignità: dimostriamolo! Semplicemente dimostriamo di essere uomini! Rimettiamo in piazza il nostro spirito ribelle: ne siamo capaci, e la storia ce lo insegna. Basta con questa mentalità del “tirare a campare”, è ora di dar vita ad un nuovo Risorgimento! Riprendiamoci il nostro ruolo di informare le masse: diamo l’esempio! La gente è stanca di (falsi) maestri: abbiamo il coraggio di essere testimoni! Abbiamo il coraggio della verità, ad ogni costo. Soprattutto ora che rischiamo un’emergenza democratica. E non lasciamoci distrarre da false ideologie politiche: oggi in Italia non esiste né una Destra, né una Sinistra; anzi, non esiste la men che minima coscienza politica. Essere comunisti, socialisti, fascisti era un sogno di cui si sono illusi i giovani del passato… non rifacciamo lo stesso errore. Abbandoniamo ogni ideologia utopica e chiediamo semplicemente il rispetto umano; chiediamo che il nostro potere torni nelle nostre mani: questa è democrazia.

Basta! Non affidiamoci più a questa massa di corrotti che travestiti da politici stanno rovinando il nostro Paese e la nostra vita in toto. Lasciamo risorgere il nostro spirito di combattenti: mandiamoli a casa tutti quanti: rivogliamo la nostra Italia, rivogliamo la nostra vita!

Riflettiamoci bene: con tutti i mezzi di comunicazione di cui disponiamo oggi non riusciamo ad intavolare proprio nulla? Una rivoluzione dal nostro piccolo è ciò di cui abbiamo bisogno.

Non chiedetemi la pillola magica, non chiedetemi la soluzione definitiva, non ho queste risposte; ma se persone come Gandhi, come Martin Luther King da sole hanno rivoluzionato il mondo… beh, anche noi possiamo cercare un modo per risorgere dal nostro torpore: questo sia il nostro impegno!

«Parole e idee possono cambiare il mondo» (da L’attimo fuggente): iniziamo dunque a diffondere un nuovo modo di pensare. La comunicazione è la fonte più grande di potere e il web è nostro alleato: non lasciamoci sfuggire un’occasione simile!

Il sangue degli italiani ha dappertutto lo stesso colore? »

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