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Pubblicato anche su Prove tecniche di società civile

Giorni intensi per la Scuola italiana: il Consiglio dei Ministri del prossimo venerdì 22 gennaio dovrebbe approvare la riforma della scuola superiore.

Cosa bolle in pentola? Due gli ingredienti principali:

  1. abbassamento dell’obbligo scolastico a 15 anni;

  2. scomparsa della geografia dai curricula scolastici.

Che ricetta sarà mai questa?

Non abbiamo alcun dubbio, si tratta di una nuova pietanza italiana che si distingue nettamente dalla linea culturale europea – d’altronde la cucina italiana ha sempre fatto scuola in Europa, o sbaglio?

Se pensiamo che «nel 2003, una comunicazione della Commissione europea considerava “imperativo categorico” l’investimento efficiente nell’istruzione e nella formazione», ci rendiamo perfettamente conto della posizione esplicitamente controcorrente assunta dal nostro governo.

Già prima, nel marzo 2000, il Consiglio europeo di Lisbona aveva «”ribadito che il futuro dell’economia (e della società) europea sarebbe dipeso dalle abilità dei suoi cittadini e che queste a loro volta avrebbero richiesto un aggiornamento continuativo caratteristico delle società basate sulla conoscenza”». (Articolo su la Repubblica.it) È quanto mai chiaro: il nostro futuro (di italiani) dipenderà dalla nostra abilità di… salvarci!

Insomma con questa mossa della riduzione dell’età dell’obbligo, in un sol colpo, il governo otterrebbe due grossi risultati: un abbassamento culturale delle nuove generazioni e un minor bisogno di insegnanti (logica conseguenza della diminuzione degli alunni)!

E per la scomparsa della geografia dai curricula scolastici? Non c’è alcun problema: oggi disponiamo del Gps! Con tutte le conseguenze che ne derivano…

«La società del Gps è popolata di persone etero-dirette, che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non sanno dove andare e neppure dove sono. Questa società – questa scuola – non ha bisogno di geografia, né di geografi. Ma neppure della storia: visto che la geografia spiega la storia e viceversa. Questa società – questa scuola – questo paese: dove il tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci indichi la strada». (Se dalla scuola (per legge) scompare la geografia su Repubblica.it)

Ma visto che bisogna tagliare ancora sulla scuola, perché il ministro non ha pensato ad una riforma dell’ortografia? Si potrebbe rendere obbligatorio scrivere k per ch, x al posto di per, e così via… (ecc, scusate!) Insomma, tagliando sulle lettere da scrivere avremmo un sensibile risparmio… d’inchiostro!

Il crocifisso italiano: facciamo chiarezza »

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Ecco alcune riflessioni sul precedente articolo Il sangue degli italiani ha dappertutto lo stesso colore?

Ma ci rendiamo conto del paradosso che si verrebbe a creare?

Se voglio lavorare in Europa, mi basta avere la cittadinanza italiana; se voglio lavorare in Italia, no!

Ma in che razza di Paese viviamo?

E la cosa più triste di tutta la vicenda è che «il disegno di legge dovrebbe trovare il sicuro consenso da parte di alcune regioni del nord, a partire da Lombardia e Veneto, da tempo favorevoli a graduatorie locali, oltre che di alcuni sindacati, come la Uil Scuola e la Gilda degli insegnanti». (APCom)

Ma i sindacati non sono quelle famose organizzazioni che giustificano la loro esistenza per la tutela dei lavoratori?

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