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La Pillola Rossa

«Mentre la scuola pubblica letteralmente affoga nei tagli imposti dalla riforma Gelmini e dalle manovre economiche di Tremonti, il Governo pensa a potenziare le “istituzioni alternative” deputate alla formazione dei giovani. Se da un lato si continua a rimpinzare di finanziamenti le scuole cattoliche – la sola città di Verona ha appena stanziato 300.000 euro per i suoi istituti paritari – dall’altro una legge a firma congiunta mira ad istituire un fondo per organizzare corsi di formazione delle Forze Armate per i giovani». (dall’articolo Scuola di guerra, offre lo Stato di Mariavittoria Orsolato – la notizia della «legge Balilla» è riportata anche dal Manifesto)

Avete capito bene: per la scuola di guerra ci sono disponibili ben 20 milioni di euro (VENTI MILIONI DI EURO, meglio riscriverlo per avere ben chiare le idee), che tra l’altro sono necessari per i soli tre anni iniziali di sperimentazione, mentre alla scuola pubblica vengono tolti 8 miliardi di euro (OTTO MILIARDI)! Dunque se con 20 milioni si riesce a fare una scuola di reclutamento (in funzione di specchietto per le allodole) per i giovani, tagliando gli 8 miliardi (con tre zeri in più!) si riesce per davvero a distruggere la scuola pubblica! Della serie: per fare la guerra i soldi ci sono, per garantire la formazione scolastica a tutti i cittadini NO!

Accanto all’aumento dei finanziamenti alle scuole private va menzionato anche l’aumento (ingiustificato) degli insegnanti di religione. «Per la scuola italiana travolta dai tagli, l’unico segno più è per gli insegnanti di Religione»; così Salvo Intravaia comincia il suo articolo su Repubblica (In un anno 4% di insegnanti in meno / ma i prof di religione sono ancora in crescita), che si rifà all’annuale dossier del Ministero dell’Istruzione dal titolo “La scuola statale – sintesi dei dati, anno scolastico 2009/2010”. Questo perché per questa materia è vietato accorpare gli studenti di più classi (cosa prevista invece per gli insegnamenti curricolari). E pensare che la posizione dei prof di religione infrange l’articolo 33 della nostra Costituzione: «l’ arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento», in quanto la loro idoneità e l’eventuale revoca sono nelle mani dei vescovi. Per chiarire questo passaggio riporto l’esempio citato da Maria Francesca Gulotta, prof del liceo artistico di Brera (Milano): «di fronte alle attestazioni evangeliche secondo cui Gesù aveva quattro fratelli e alcune sorelle (Mc 6,3), il prof di religione può, in buona e formata coscienza, farsi persuaso che si tratti di veri e propri fratelli e sorelle, ma non potrà mai insegnarlo, pena la revoca dall’insegnamento per difformità dalla dottrina cattolica» (tratto da L’inutile aumento dei prof di religione).

Ma riflettiamoci un attimo: è un regalo incondizionato che il nostro governo fa al Vaticano? Ne dubito. Ricordate i piani nucleari paventati come valida alternativa energetica nel nostro Paese? E ricordate la contrarietà dell’opinione pubblica alle centrali da costruire nella nostra terra? Bene, hanno trovato una soluzione: è stato coniato un undicesimo comandamento (in realtà il decimo se si tiene conto della cancellazione del secondo; per approfondire la questione vedi l’articolo Il crocifisso italiano: facciamo chiarezza): «il nucleare è cosa buona e giusta». Ecco come la Chiesa per bocca del pontefice Benedetto XVI si sdebita dei favori ricevuti dal governo italiano!

La benedizione atomica sarebbe stata diffusa per mezzo di un opuscolo di «quarantasette pagine di omelia incondizionata a favore dell’energia dell’atomo, confezionate dalla MAB.q – agenzia che cura la comunicazione dell’Enel – e distribuite urbi et orbi in allegato con i periodici ufficiali di diverse diocesi italiane, da Oristano a Trento, da Agrigento a Padova» (da «Benedetto nucleare» Spot atomico dalle diocesi). Inoltre «singolare, e chissà quanto casuale, è poi notare che nella geografia scomposta della distribuzione del libretto compaiano alcuni fra i territori più accreditati per l’installazione delle centrali come Oristano, che si candida a ospitare un impianto nella piana di Cirras, e Agrigento, dove designato sarebbe il centro di Palma di Montechiaro. Qui, semmai dovessero sorgere, i reattori saranno avviati con tanto di aspersione dell’acqua santa».
Dunque, come riflette don Franco Barbero (vedi articolo), «presto avremo certamente un santo protettore delle centrali nucleari e una vergine santissima nuclearizzata».

Ma lo scambio di “favori” finisce qui? Beh, direi proprio di no! E l’emendamento 1.707 firmato da Pdl-Lega come vogliamo definirlo? Si tratta di un emendamento infilato nel disegno di legge sulle intercettazioni che annulla l’obbligo dell’arresto per “violenza sessuale di lieve entità” nei confronti di minori! (Notizia ANSA). Nello stesso ddl si esplicita anche una norma relativa al clero: «Se nelle intercettazioni finisce un sacerdote bisogna avvertire la diocesi; se l’intercettato è un vescovo il pm deve avvertire la segreteria di Stato vaticana» (notizia ANSA). Tutta la questione relativa ai preti pedofili vi ricorda qualcosa?

E fu così che maggioranza e chiesa cattolica continuarono indisturbate la loro collaborazione…

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Pubblicato anche su Prove tecniche di società civile

Giorni intensi per la Scuola italiana: il Consiglio dei Ministri del prossimo venerdì 22 gennaio dovrebbe approvare la riforma della scuola superiore.

Cosa bolle in pentola? Due gli ingredienti principali:

  1. abbassamento dell’obbligo scolastico a 15 anni;

  2. scomparsa della geografia dai curricula scolastici.

Che ricetta sarà mai questa?

Non abbiamo alcun dubbio, si tratta di una nuova pietanza italiana che si distingue nettamente dalla linea culturale europea – d’altronde la cucina italiana ha sempre fatto scuola in Europa, o sbaglio?

Se pensiamo che «nel 2003, una comunicazione della Commissione europea considerava “imperativo categorico” l’investimento efficiente nell’istruzione e nella formazione», ci rendiamo perfettamente conto della posizione esplicitamente controcorrente assunta dal nostro governo.

Già prima, nel marzo 2000, il Consiglio europeo di Lisbona aveva «”ribadito che il futuro dell’economia (e della società) europea sarebbe dipeso dalle abilità dei suoi cittadini e che queste a loro volta avrebbero richiesto un aggiornamento continuativo caratteristico delle società basate sulla conoscenza”». (Articolo su la Repubblica.it) È quanto mai chiaro: il nostro futuro (di italiani) dipenderà dalla nostra abilità di… salvarci!

Insomma con questa mossa della riduzione dell’età dell’obbligo, in un sol colpo, il governo otterrebbe due grossi risultati: un abbassamento culturale delle nuove generazioni e un minor bisogno di insegnanti (logica conseguenza della diminuzione degli alunni)!

E per la scomparsa della geografia dai curricula scolastici? Non c’è alcun problema: oggi disponiamo del Gps! Con tutte le conseguenze che ne derivano…

«La società del Gps è popolata di persone etero-dirette, che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non sanno dove andare e neppure dove sono. Questa società – questa scuola – non ha bisogno di geografia, né di geografi. Ma neppure della storia: visto che la geografia spiega la storia e viceversa. Questa società – questa scuola – questo paese: dove il tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci indichi la strada». (Se dalla scuola (per legge) scompare la geografia su Repubblica.it)

Ma visto che bisogna tagliare ancora sulla scuola, perché il ministro non ha pensato ad una riforma dell’ortografia? Si potrebbe rendere obbligatorio scrivere k per ch, x al posto di per, e così via… (ecc, scusate!) Insomma, tagliando sulle lettere da scrivere avremmo un sensibile risparmio… d’inchiostro!

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