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Posts Tagged ‘Lavoro’

La Pillola Rossa

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Le convocazioni per l’assegnazione delle cattedre annuali sono sempre la stessa baraonda: può cambiare il luogo, la provincia, ma è dappertutto lo stesso schifo. È un po’ come essere ad un mercato con la differenza che qui non si vendono frutta o prodotti di consumo: qui si vendono gli anni lavorativi delle persone. Persone che di anno in anno si spogliano sempre più della propria dignità: pur di “acquistare” un posto di lavoro sono pronte a barattare il proprio tempo, la propria vita – una moneta di scambio ben più preziosa di qualsiasi valuta o metallo cosiddetto prezioso. E intanto gli anni passano e sommandosi conducono l’uomo alla vecchiaia: vedere persone che a cinquant’anni sono ancora costrette a continuare questo gioco perverso, condotto da chi arricchisce le proprie tasche sulla pelle degli altri, vuol dire aver speso gli anni migliori di una vita che non torna più in un’incertezza indotta da un sistema che tende allo schiavismo della mente e dell’anima. Ci hanno reso «schiavi di una prigione senza sbarre fatta su misura per la nostra mente». E la cosa più ripugnante è che di anno in anno continuiamo senza dignità ad accettare la stessa trafila come se non ci interessasse più difendere la nostra libertà: ci hanno istituzionalizzato a tal punto da non riuscire a immaginare un mondo diverso. Eppure dovremmo essere noi i mercanti di sogni, i costruttori di speranza per un futuro migliore per le generazioni a venire! Ma se non riusciamo a vedere neanche un po’ più in là del nostro naso; non siamo più in grado di appartenere alla nostra vita, come possiamo insegnare ad altri a costruire la propria!

Non so voi, ma io sono stanco di dover mendicare un posto di lavoro visto che offro un servizio: pensate che abbia voglia di continuare questo schifo per molti anni ancora? La mia risposta è NO! La mia vita vale molto di più!!!

Per approfondire leggi anche

– 

– Scuola: scene d’ordinaria crudeltà

Riflessioni affrante di un insegnante forse già ex

(foto: finansol.it)

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La Pillola Rossa

Sciopero dei treni: SNCF-Trenitalia, lavoratori e trasporti diversi?

«Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
»

Così il nostro caro Dante avrebbe tuonato contro la situazione attuale del nostro Paese.

Oggi in classe parlando della rivoluzione francese mi è venuto da riflettere: i francesi non si son fermati di fronte a nulla; lottavano per la libertà e non si son certo curati dei fiumi di sangue che scorrevano e delle teste che cadevano nella Parigi di fine ‘700!
E il loro spirito battagliero perdura ancora oggi quando si tratta di difendere i propri diritti di fronte ai soprusi. Un esempio? Basta osservare quanto è avvenuto nei giorni scorsi: domenica 18 (e in alcune regioni anche lunedì 19) c’è stato lo sciopero dei treni della SNCF, la società nazionale dei treni francesi (vedi articolo su Le Monde). Cosa c’è di strano? Assolutamente nulla, i ferrovieri esercitano il proprio diritto allo sciopero! Ma la data in questione non vi ricorda proprio nulla? Il week-end appena trascorso coincideva con l’inizio delle vacanze scolastiche per diverse migliaia di studenti ed in più la natura ha voluto che il vulcano islandese con le sue ceneri bloccasse tutti i voli nordeuropei… Sciopero rinviato dunque? Ma niente affatto! Tutto si è svolto secondo il copione previsto; anzi, decisamente meglio visto i maggiori disagi provocati per la situazione di emergenza naturale!

Anche l’Italia risponde allo stesso modo? Ma niente affatto! Lo sciopero dei treni di Trenitalia previsto per il 23 aprile è stato rinviato al 28 maggio! (vedi notizia dell’ANSA) Beh, potreste dirmi che noi italiani abbiamo buonsenso nelle situazioni di emergenza… Certo, sarebbe senz’altro vero se non ci fosse di mezzo il notevole incremento di entrate registrato da Trenitalia (grazie all’aggiunta di treni supplementari) in questi giorni di sospensione del traffico aereo. Ancora una volta sindacati e lavoratori si chinano con riverenza al dio denaro dei datori di lavoro, altro che diritti dei lavoratori!

«Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
»
(Purgatorio VI, vv.76-78)

Leggi anche:

La Divina Commedia, la Costituzione, l’Italia e il Lavoro

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La Pillola Rossa – Poesia

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente
».

Son queste le edificanti parole che un qualsiasi cittadino italiano trova oggi «scritte al sommo d’una porta» che lo introduce al mondo del lavoro. Terrificato dal loro duro senso, cerca in ogni modo di arrivare al fondo dell’iscrizione, speranzoso di trovare una seppur magra consolazione, una scappatoia. Ma la fine dei suoi sogni non tarda a presentarsi ai suoi occhi: «Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate».

Con tenacità imperterrita cerca comunque di attraversare la soglia: la realtà non può essere così terribile come viene descritta. Allora, bando ai pregiudizi, decide di sperimentare in prima persona questo mondo che lo interessa oltremodo: solo così potrà costruirsi una vita sua propria di cui essere il vero protagonista… è la sola chiave della sua libertà!

D’altronde dalla sua parte si ricorda di avere uno dei testi più importanti della Repubblica Italiana: la Costituzione. E per infondersi coraggio comincia ad elencare nella sua mente alcuni punti dei Principi fondamentali di tale testo:

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità […].

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. […]

Rincuorato da tali ricordi, affronta con meno timore le sue esperienze di ricerca del tanto agognato lavoro…

. . .

. . .

. . .

…il vuoto…

. . .

. . .

. . .

E, dopo aver toccato con mano la dura triste e amara realtà italiana, non può che concludere con la stessa riflessione dantesca:

«Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l’aere sanza stelle,
per ch’io al cominciar ne lagrimai
».

« Elezioni: la politica italiana e la censura

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