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Posts Tagged ‘Precariato’

La Pillola Rossa

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Ubi maior minor est

No, non si tratta di una trascrizione errata della locuzione latina ubi maior minor cessat. Tutt’altro!

Ubi maior minor est è l’esperienza quotidiana di un ambiente di lavoro malato.

L’antefatto o… il fatto.

Nell’ultimo collegio dei docenti svoltosi nella scuola in cui lavoro, durante l’appello, al momento di fare il mio nome, il dirigente scolastico (che presiedeva la seduta) ha tenuto a specificare: «Il supplente D’Alelio», diversamente da quanto ha fatto con gli altri docenti chiamati per semplice nome e cognome.

A cosa arriva un uomo per sentirsi maior nella sua carica! e nascondere il suo essere minor!

L’affermazione non è certo passata inosservata: dall’indignazione nell’immediato di alcuni colleghi che mi hanno espresso la loro solidarietà commentando con quei detti popolari che sono più efficaci di mille parole (chi nasce tondo non muore quadro), all’ironia di altri l’indomani.

In realtà, a rigor di legge non sono neanche un supplente ma un clandestino: il mio contratto di lavoro sarebbe scaduto il 30 aprile scorso e ad oggi, 12 maggio, non mi è stata ancora proposta la regolarizzazione della mia posizione nei confronti della scuola. Insomma, per restare in ambito pirandelliano (vedi articolo precedente, Dal fallimento della democrazia… all’esultanza delle anime), sarei un Adriano Meis in ambiente lavorativo: non un supplente ma l’ombra di un supplente, ci sono ma ufficialmente non esisto! E pensare che dall’alto si sottolinea con una certa soddisfazione il mio ruolo di subordinato! Ma cosa volete che sia, tanto poi al momento dell’ufficializzazione mi faranno firmare il rinnovo con la data opportuna in modo da non far risultare agli atti alcuna irregolarità…

L’antefatto secondo o… l’altro fatto.

Dopo l’intervento di una docente in merito ad una delle questioni all’ordine del giorno, il medesimo dirigente ha tenuto a precisare: «Cerchiamo di parlare con meno passione e di pensare con la testa a quello che diciamo»!

Ma perché non si è più liberi di esprimere il proprio pensiero? E da quando in qua se una persona esprime un’opinione contraria alla nostra siamo tenuti ad offendere tale persona?

E pensare che al governo è stata proposta una sospensione per gli insegnanti politicizzati! (per approfondire vedi ilfattoquotidiano). Chi sono gli insegnanti politicizzati? Semplice: coloro non allineati al pensiero del dirigente scolastico. Non si fa tanta fatica a capire che ad essere sospesi saranno proprio loro dal momento che, secondo la normativa proposta, spetterà al dirigente eseguire l’ordinanza.

D’altronde è così facile abusare di potere coi propri sottoposti! Non vi pare? Basti solo pensare a quegli insegnanti che, pur lamentandosi dell’aggravio di lavoro subito per la somministrazione delle prove INVALSI, l’hanno svolto comunque nonostante tale mansione non rientri nella funzione docente (tali prove per legge sono interamente a carico dell’ufficio competente) solo perché timorosi di eventuali ripercussioni in caso di rifiuto. Infatti per sottrarsi all’obbligatorietà di tale incombenza volontaria bisognava presentare una comunicazione scritta nominalmente da ciascun insegnante.

Ma se tutti continuiamo a tacere non facciamo altro che avallare tali atteggiamenti, contribuendo a logorare il nostro ambiente lavorativo nel quale siamo poi costretti a guardarci le spalle cercando di camminare rasenti al muro. E allora abbiamo il coraggio della verità! Esprimiamo le nostre idee e facciamo valere i nostri diritti. Ma soprattutto facciamo valere il nostro essere uomini!

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Poesia – Intermezzo

 

e se Dante avesse conosciuto la scuola d'oggi?

La Commedia tutt’altro che divina – Pianto III

Così discesi dall’ordine primaio
giù nel secondo, che men classi cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Brunèt orribilmente, e ringhia:
esamina i professor nell’entrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Dico che quando l’anima dannata
(per esser docente) li vien dinanzi
quel conoscitore de le peccata,

perché lui stesso l’ha commessi innanzi,
vede qual luogo d’inferno è per essa;
non la classe ma la strada dinanzi

gli pone: a morir di fame sia messa
di mangiar col suo lavoro non è
degna! Ed allora con la coda smessa

cignesi lo suo corpo tante volte
quanti anni vuol ch’ella vaghi, perché
sia di città in città a viver di stenti

e carità destinata; sia sempre
al “divino potere” in posizione
prona, senza che possa in modo alcuno

lagnarsi di questa sua condizione
penosa
. Questa è la sua volontà!
«Precario non ti crucciar», diss’ei, «vuolsi

così colà dove si puote ciò
che si vuole e di più non dimandar.
Solo noi della stanza dei bottoni

possiamo sull’altrui spalle magnar!
Son spalle dell’italian popol tutto:
e a grasse risate ci sbeffeggiamo

di lui con le leggi e sacre tavole
da e per noi ad personam emanate».
Questo fu il suo terribile discorso.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Brunèt a me quando mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

«guarda com’entri e di cui tu ti fide;
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!»
E ‘l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
ben vede la schifosa situazione
italiana, che i vostri vizi offende!
»

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d’ogne luce muto!


Leggi qui il Pianto I

– Scuola della Repubblica: la selva oscura di oggi

– La Divina Commedia, la Costituzione, l’Italia e il Lavoro

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La Pillola Rossa

Ma noi non staremo a guardare

Siamo ormai vicini: lo sciopero degli scrutini del 7 e 8 giugno vedrà partecipare diversi istituti superiori di Modena e provincia. Ecco un elenco degli istituti coinvolti che hanno confermato la loro adesione:
Selmi, Cattaneo/Deledda, Tassoni, San Carlo, Venturi, Barozzi di Modena
Fanti, Da Vinci di Carpi
Pico di Mirandola
tutti gli Istituti di Vignola.
Ma l’elenco potrebbe essere solo provvisorio perché lo sciopero degli scrutini si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta la provincia di Modena!

Lo sciopero è indetto dai sindacati di base (Cobas e RdB) e ha avuto l’appoggio della Gilda. A Modena da mesi il Coordinamento Precari della Scuola di Modena ha avviato una campagna per lo sciopero degli scrutini, raccogliendo più di 500 firme di lavoratori della scuola a sostegno dello sciopero stesso. Di fronte al pesante attacco alla scuola pubblica e ai diritti dei lavoratori bisogna dare una risposta forte.
E i docenti ci stanno provando!
Il massacro previsto dalla riforma Gelmini è in corso: 400 licenziamenti di precari a giugno solo a Modena, blocco degli scatti di anzianità, cancellazione di moltissime ore di insegnamento, riduzione del quadro orario in tutti gli istituti superiori, aumento del numero di alunni per classe, taglio dei finanziamenti alle scuole.
L’Istituto Selmi, il più grande istituto della provincia di Modena, è il primo a dare l’esempio con il blocco di 30 scrutini: la consegna delle pagelle è stata rinviata a data da destinarsi. E le altre scuole precedentemente citate faranno lo stesso: è un risultato importante, soprattutto perché lo sciopero è stato ostacolato (con un boicottaggio attivo tramite comunicati pubblici e circolari nelle scuole) dalle direzioni provinciali della Flc Cgil, della Cisl, dello Snals, della Uil. La solidarietà a questa iniziativa di lotta è invece arrivata dai rappresentanti dei genitori, dagli studenti e anche dagli operai della Ferrari.
Per domani, lunedì 7 giugno, è previsto (per le ore 11) un presidio davanti al Deledda/Cattaneo. Ci saranno anche i giornalisti, per cui è importante che ci sia almeno un rappresentante per ogni scuola dove lo sciopero degli scrutini ha ottenuto risultati significativi.
Diamo prova della nostra partecipazione! Uniamoci compatti alla lotta!
«Dipendenti scolastici e genitori degli alunni di Modena, uniamoci!»

Fonte: Coordinamento Precari della Scuola di Modena

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Qualche giorno fa nel liceo modenese nel quale insegno si sono presentati i rappresentati delle case editrici dei testi scolastici. Personalmente ne ho incontrati due, uno della Zanichelli, l’altro della Mondadori.

Il primo, dopo essersi accertato che fossi (solo) un supplente (nonostante in carica per l’intero anno scolastico) mi ha candidamente detto: «Per lei non ho nulla, nelle sue materie non è stata proposta nessuna novità editoriale». Così vero che a distanza di alcuni giorni le colleghe di ruolo (delle mie stesse materie) sono state sommerse di copie-saggio pervenute al liceo.

E pensare che questo signore si permetteva anche di elargire consigli alla classe insegnanti su come agire per contrastare la riforma scolastica.

Ma se la riforma (oltre alla riconversione in altre mansioni di alcuni dei professori in ruolo) riguarderà soprattutto i precari (la maggior parte dei quali non si vedrà rinnovare alcun contratto per il prossimo anno scolastico)!

Dov’è la contraddizione? È presto spiegata: se una persona nel suo lavoro agisce come se non esistesse una data categoria, come può mai sostenerla nei suoi discorsi? Sono solo semplici parole di circostanza pronunciate per vendersi bene e di conseguenza per sponsorizzare il proprio prodotto editoriale. Ovvero classica ipocrisia da venditore. Una buona occasione persa per restare in silenzio.

Il secondo invece (con maggiore charme) ha seguito attentamente i miei movimenti leggendo il mio nome sul cassetto dal quale avevo preso il registro personale, ha verificato la mia posizione di supplente su un elenco a sua disposizione e mi ha semplicemente ignorato.

Insomma, le intenzioni governative sono così chiare agli addetti ai lavori che già da ora chi deve trarre profitto dalla scuola ha deciso di escludere i precari da qualsiasi tipo di informazione/aggiornamento sul materiale didattico.

Ma non diciamolo troppo chiaramente anche a tutti gli altri: vi ricordo che per la nostra “casta rappresentativa” il precariato non esiste! Provate a chiederglielo. Ma fate attenzione, ne andrebbe della loro salute: dopo anni trascorsi su quelle poltrone hanno messo delle radici così profonde che qualsiasi emozione potrebbe rivelarsi per loro fatale.

Per rendersi conto della situazione della scuola pubblica italiana basta vedere il servizio trasmesso ieri sera su Rai3: PresadirettaScuola fallita (per vederlo clicca qui)

E dopo questo, senza parole, posso gridare a gran voce: “SONO ORGOGLIOSO DI LAVORARE PER LO STATO ITALIANO!”

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