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Posts Tagged ‘Sandro Botticelli’

Intermezzo

Ed eccoci giunti al primo anno di attività. Era il 14 gennaio 2010 quando pubblicavo il primo post del blog dandone l’annuncio il giorno successivo: era ufficialmente nato “Una Finestra sul Web 2.0”!

Primo anno insieme dunque…

73 post
277 commenti
16.661 visite

Insomma un bilancio positivo che mi ripaga degli sforzi compiuti.

E voi? Sì, voi lettori che siete i protagonisti di questa ottima accoglienza ricevuta, voi cosa pensate del lavoro complessivo svolto per il blog? Cosa vi è piaciuto e cosa invece cambiereste?

Lo so, siete curiosi di sapere quale sia stato il post che ha avuto maggior “successo”… Ebbene, il post principe di questo primo anno è stato E se “Zacinto” fosse nata da “Venere”? con oltre mille letture – 1.206 per essere precisi. E in effetti è il post che svela la vera natura del blog: quella finestra letteraria con sguardo all’attualità (attraverso occhi sempre nuovi e curiosi di quanto osservano)…

Siete d’accordo sui dati emersi? Quali suggerimenti/osservazioni in merito?

Buona partecipazione e buon nuovo anno da trascorrere insieme!

Felice D’Alelio
(Re Felix del Web).

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Poesia

Ecco l’articolo che svela la natura del blog: l’anima letteraria con vocazione alla scrittura.

Quel che vi propongo è una lettura del sonetto A Zacinto di Ugo Foscolo con uno sguardo al dipinto La nascita di Venere di Sandro Botticelli.


Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.


L’isola di Zacinto, nei versi di Foscolo, si presenta con un alternarsi di acque e onde (nelle due quartine) che richiama le increspature botticelliane «da cui vergine nacque Venere» – evidenti non solo nelle onde, ma anche nel gonfiarsi delle vesti, nel fluire armonico dei capelli della dea e nello stesso profilo della spiaggia.

Nell’opera di Botticelli, la ninfa Ora, simbolo della rinascita primaverile, accoglie (con un manto floreale) Venere, nuda su una conchiglia e sospinta dal soffio fecondatore di Zefiro, creando una perfetta armonia triangolare. Foscolo invece mette insieme tutti questi elementi nella figura di Venere che «fea quelle isole feconde / col suo primo sorriso», come se il soffio di Zefiro avesse mutato l’espressione malinconica della dea in un sorriso fecondatore.

Da sfondo troviamo «le tue limpide nubi», con un aggettivo che richiama con forza l’acqua, così come la pennellata di Botticelli si esprime con lo stesso colore per i due elementi, «e le tue fronde», visibili alle spalle di Ora.

Che La nascita di Venere sia stata dunque fonte d’ispirazione per Foscolo?

Certo per entrambi l’origine comune è il racconto mitologico di Ovidio, ma ad esso Botticelli aveva aggiunto ulteriori elementi esprimendo un concetto di amore come forza vivificatrice della natura. È un concetto che, come abbiamo visto, ritroviamo anche in Foscolo che contrappone la vita, espressa nella prima parte del sonetto, alla «illacrimata sepoltura», presente nell’ultima terzina. Qui la lontananza da Zacinto porta ad un pianto senza lacrime e ad una sepoltura non compianta (l’acqua come fonte di vita vs. la morte come assenza di acqua). Il sonetto si presenta dunque come un ponte sospeso tra la forza dell’evocazione artistica (esaltazione della bellezza e della poesia) e l’amarezza dello sguardo al futuro.

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