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Posts Tagged ‘Scuola pubblica’

La Pillola Rossa

scuola_mercato_convocazioni

Le convocazioni per l’assegnazione delle cattedre annuali sono sempre la stessa baraonda: può cambiare il luogo, la provincia, ma è dappertutto lo stesso schifo. È un po’ come essere ad un mercato con la differenza che qui non si vendono frutta o prodotti di consumo: qui si vendono gli anni lavorativi delle persone. Persone che di anno in anno si spogliano sempre più della propria dignità: pur di “acquistare” un posto di lavoro sono pronte a barattare il proprio tempo, la propria vita – una moneta di scambio ben più preziosa di qualsiasi valuta o metallo cosiddetto prezioso. E intanto gli anni passano e sommandosi conducono l’uomo alla vecchiaia: vedere persone che a cinquant’anni sono ancora costrette a continuare questo gioco perverso, condotto da chi arricchisce le proprie tasche sulla pelle degli altri, vuol dire aver speso gli anni migliori di una vita che non torna più in un’incertezza indotta da un sistema che tende allo schiavismo della mente e dell’anima. Ci hanno reso «schiavi di una prigione senza sbarre fatta su misura per la nostra mente». E la cosa più ripugnante è che di anno in anno continuiamo senza dignità ad accettare la stessa trafila come se non ci interessasse più difendere la nostra libertà: ci hanno istituzionalizzato a tal punto da non riuscire a immaginare un mondo diverso. Eppure dovremmo essere noi i mercanti di sogni, i costruttori di speranza per un futuro migliore per le generazioni a venire! Ma se non riusciamo a vedere neanche un po’ più in là del nostro naso; non siamo più in grado di appartenere alla nostra vita, come possiamo insegnare ad altri a costruire la propria!

Non so voi, ma io sono stanco di dover mendicare un posto di lavoro visto che offro un servizio: pensate che abbia voglia di continuare questo schifo per molti anni ancora? La mia risposta è NO! La mia vita vale molto di più!!!

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– 

– Scuola: scene d’ordinaria crudeltà

Riflessioni affrante di un insegnante forse già ex

(foto: finansol.it)

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La Pillola Rossa

calimero berlusconi

L’indignazione del web

Ancora una volta le nuove dichiarazioni del premier cercano di creare confusione. Puntuale la sua smentita: «Sono stato frainteso». Eh già, «sono stato frainteso perché sono Calimero B e sono piccolo e nero, ops “abbronzato”»!

«Io – ha ribadito Berlusconi in collegamento telefonico con una convention di Noi Riformatori, ad Avezzano – non ho mai attaccato la scuola pubblica, ho solo detto, parlando a dei cattolici, che bisogna riconoscere alle famiglie cattoliche che mandano i figli alla scuola pubblica il diritto a non veder insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono». Per il premier, «bisogna aiutare queste famiglie, magari con un buono scuola, perché anche le famiglie meno abbienti possano mandare i loro figli alla scuola che vogliono».
(corriere.it)

Insomma, il relativismo berlusconiano viene imposto in maniera inesorabile alla nostra cultura. Così l’Italia assiste al rovesciamento dei valori e all’adeguamento degli stessi a seconda dei contesti a cui vanno riferiti. Cosa significa questa visione? Facciamo un esempio: se un prof si trova assegnato a classi di cattolici allora dovrà “inculcare” loro i valori cattolici; se viene assegnato a classi di mafiosi dovrà invece “inculcare” i valori dei mafiosi. È proprio delle famiglie «il diritto a non veder insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono», non vi pare? Parola di premier!

Ma i cittadini italiani indignati si oppongono a tutto ciò e, con un’azione partita dal basso, hanno organizzato una manifestazione in difesa della Costituzione e della scuola statale: l’appuntamento è per sabato 12 marzo alle 15.00 nelle piazze delle principali città italiane.

Vi propongo un video che ho montato per l’occasione: spero possa contribuire al passaparola che da qualche giorno si è innescato sul web e alla buona riuscita delle manifestazioni in programma. Ecco perché noi scendiamo in piazza!

Guarda il video:

 

Cosa ne pensate? Attendo le vostre impressioni.

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La Pillola Rossa

calamandrei - la scuola nazionale è finita

Attacco alla scuola pubblica

Particolarmente pesanti le parole pronunciate dal presidente del Consiglio davanti alla platea cristiano-riformista, apparentemente disinteressata a chiedere conto al premier degli scandali a sfondo sessuale. Destinato a scatenare polemiche il passaggio in cui Berlusconi ha celebrato le scuole private: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”.
(Adozioni, coppie gay e scuola pubblica; da Berlusconi offensiva a tutto campo – repubblica.it)

Berlusconi incalza anche sulla scuola: gli insegnati delle scuole pubbliche «inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie». Il premier riporta quanto disse nel 1994 in occasione del suo ingresso in politica. Berlusconi parlava del rischio che avrebbero potuto correre i genitori ai quali fosse stato impedito di scegliere per i propri figli una scuola privata in alternativa a quella statale.
(Berlusconi a tutto campo attacca scuola pubblica e unioni gay – ilsole24ore.com)

Il difensore della famiglia e dell’educazione (termine che in bocca a lui suona come una bestemmia contestualizzata, parafrasando il cardinale) così parla a un convegno organizzato da alcune associazioni cattoliche :
La scuola pubblica non educa: bisogna dare a tutte le famiglie italiane la possibilità di scegliersi una scuola privata.” Autocitandosi dal ’94, così ha proseguito “Nella scuola statale ci sono dei docenti che cercano di inculcare idee contrarie a quelle dei genitori”.
(Berlusconi: “la scuola pubblica non educa”. E lui? – unità.it)

E la rassegna potrebbe ancora essere lunga. Senza contare poi le innumerevoli reazioni… Mila Spicola per esempio così commenta: «Mettiamocelo in testa una volta per tutte: senza scuola statale non c’ è Italia e non c’è unità. Non c’è cultura e non c’è progresso. Senza la scuola l’Italia muore». E si potrebbe andare avanti per pagine e pagine.
A questo scempio rispondo tacendo. A parlare per me saranno le parole che Piero Calamandrei pronunciò al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950. Sono trascorsi sessant’anni da allora, ma (purtroppo) quelle parole (profetiche, si potrebbe dire) sono più che mai attuali. Leggiamole con attenzione.

Piero Calamandrei – difesa della scuola nazionale

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.

Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. [1.] Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. [2.] Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. [3.] Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Piero Calamandrei)

Nel silenzio del pensiero vi lascio una domanda: il «partito dominante», allora solo ipotizzato da Calamandrei, oggi «la Costituzione» la rispetta o la calpesta?

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Poesia – Intermezzo

 

e se Dante avesse conosciuto la scuola d'oggi?

La Commedia tutt’altro che divina – Pianto III

Così discesi dall’ordine primaio
giù nel secondo, che men classi cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Brunèt orribilmente, e ringhia:
esamina i professor nell’entrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Dico che quando l’anima dannata
(per esser docente) li vien dinanzi
quel conoscitore de le peccata,

perché lui stesso l’ha commessi innanzi,
vede qual luogo d’inferno è per essa;
non la classe ma la strada dinanzi

gli pone: a morir di fame sia messa
di mangiar col suo lavoro non è
degna! Ed allora con la coda smessa

cignesi lo suo corpo tante volte
quanti anni vuol ch’ella vaghi, perché
sia di città in città a viver di stenti

e carità destinata; sia sempre
al “divino potere” in posizione
prona, senza che possa in modo alcuno

lagnarsi di questa sua condizione
penosa
. Questa è la sua volontà!
«Precario non ti crucciar», diss’ei, «vuolsi

così colà dove si puote ciò
che si vuole e di più non dimandar.
Solo noi della stanza dei bottoni

possiamo sull’altrui spalle magnar!
Son spalle dell’italian popol tutto:
e a grasse risate ci sbeffeggiamo

di lui con le leggi e sacre tavole
da e per noi ad personam emanate».
Questo fu il suo terribile discorso.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Brunèt a me quando mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

«guarda com’entri e di cui tu ti fide;
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!»
E ‘l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
ben vede la schifosa situazione
italiana, che i vostri vizi offende!
»

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d’ogne luce muto!


Leggi qui il Pianto I

– Scuola della Repubblica: la selva oscura di oggi

– La Divina Commedia, la Costituzione, l’Italia e il Lavoro

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Poesia – Intermezzo

E se Dante avesse conosciuto la scuola di oggi?

La Commedia tutt’altro che divina – Pianto I

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai nella scuola pubblica
che la dritta via era smarrita.

Ahi quanto è dura a dire repubblica
esto loco selvaggio aspro e forte
che leggi eguali a tutti non applica!

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del mal ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.

Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Ma poi ch’i’ fui al fin d’un percorso giunto,
un attestato nella man con agli
m’avea di paura il core compunto;

guardai avanti e vidi pianto e stridore
di denti in una profession dilaniata da tagli
e insulti che di cacca avean colore.

Leggi anche:

La commedia scolastica: come la politica deride la scuola italiana (Pianto III)

La Divina Commedia, la Costituzione, l’Italia e il Lavoro

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La Pillola Rossa

Ecco quanto si legge nell’articolo di Repubblica, Gelmini: “Precari assorbiti in 6-7 anni”. Le nuove regole per diventare docenti:

«Nel 2009 – ha ricordato il ministro – i tagli effettuati nella scuola ammontavano a 42 mila unità ma con 30 mila pensionamenti sono scesi in realtà a 12 mila. Quest’anno il taglio previsto era di 25 mila posti ma sono scesi a duemila considerando le uscite per pensione. Dunque in totale si tratta 14 mila persone senza posto. Abbiamo motivo di credere – ha assicurato – che a queste 14 mila persone sarà trovato un lavoro».

Forse sarò io a sbagliare e non sarò capace di consultare un dizionario, ma secondo la definizione data dal Garzanti, per esempio, pensionato non è «chi cessa un rapporto di lavoro in quanto ha superato una determinata età (pensione di vecchiaia) o ha prestato un certo numero di anni di servizio (pensione di anzianità) o è rimasto invalido (pensione di invalidità) e beneficia di un sistema di previdenza pubblico o privato»?
Stando a tale definizione dunque un pensionato è una persona che non ricopre più mansioni lavorative presso un ente, un’azienda o simili, dunque è un lavoratore in meno! Non siete d’accordo?

E allora che razza di matematica è questa usata dalla star dell’Istruzione pubblica?!?! Sottraendo due quantità diverse da un insieme ottengo un’addizione??? Mica sta parlando di moltiplicazione dove “meno per meno fa più”!

Ma lasciamola stare, poverina non ci arriva, non è colpa sua: è colpa nostra che l’abbiamo eletta!

E direi anche di smetterla di prendercela solo con il governo attuale: la responsabilità è dell’intera categoria che si arroga la denominazione di classe politica italiana, mica solo di alcuni! In Italia i politici veri non esistono! Che siano di maggioranza o di opposizione sono tutti volti ai propri interessi personali a scapito e a spese dei cittadini italiani – intendiamoci, forse ce lo meritiamo anche dato il nostro carattere fondamentalmente “pecoresco” votato all’obbedienza cieca se non per tentativi di sotterfugio furbesco a danno altrui.

Ricorderei per esempio che la riforma Moratti non fu mai abrogata in quanto il governo Prodi la sospese semplicemente non presentando una riforma alternativa da discutere in parlamento… se ne uscirono solo con quel “cacciavite” di Fioroni che non fece altro che aprire la strada al governo attuale:

i finanziamenti alle scuole private sono aumentati proprio ai tempi di Prodi, Fioroni & co.

le incostizionali graduatorie ad esaurimento (che vincolano la vita di un precario ad una provincia per l’eternità, o meglio “fino a che morte non vi separi“) sono opera del tanto atteso Fioroni.

Ecco l’evento in programma oggi alla festa dell’Unità di Bologna:

Uscire dalla crisi. Scuola, lavoro e welfare
Susanna Camusso, Giuseppe Fioroni
Coordina Lina Palmerini (Il Sole 24 Ore)

Ma con che coraggio andare a parlare di tali temi, proprio lui! È il momento che anche questi di sinistra si prendano le proprie responsabilità e la smettano di farsi belli solo in prospettiva di nuove elezioni!

Questo della scuola non è un problema di destra o di sinistra: la malafede della casta dei politici italiani è comune ad entrambi gli schieramenti.
Noi vogliamo difendere la scuola pubblica perché la dignità e il futuro di tutti noi cittadini sono più importanti di coloro che li calpestano e che pensano solo ed esclusivamente ai propri interessi!!!

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La Pillola Rossa

La giustizia è ancora una bilancia?

Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva delle circolari su organici e iscrizioni nella scuola perché ha ritenuto che non sussiste, dall’applicazione di questi provvedimenti, un danno «grave e irreparabile». È questa, in sostanza, secondo quanto si è appreso da fonti sindacali, la decisione presa dal tribunale amministrativo pur ammettendo, tuttavia, che il ricorso, presentato da alcuni Comitati, dalla Flc-Cgil e da un nutrito schieramento di insegnanti e genitori, presenta «sufficienti elementi di fondatezza». (fonte: Leggo; il Messaggero).

Insomma, illegittima o no l’incostituzionale riforma va in vigore lo stesso: tanto prima o poi nel Paese dei furbi un sotterfugio lo si troverà senz’altro!

E poi ti chiedono di aver fiducia nelle leggi e nella giustizia! Con quale coraggio?

Ancora una volta (ripesco tra i commenti del post Nucleare e pedofilia: moneta di scambio tra Stato italiano e Vaticano?) con tanta amarezza parte in sottofondo musicale Il testamento di Tito di Fabrizio De Andrè:

«Il quinto dice non devi rubare
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio
».

Noi il nostro impegno ce l’abbiamo messo tutto; ma se proprio non ci vogliono lo dicano pure. La vita di ognuno di noi è sacra e nessuno di noi starà qui a guardare sprecandola a causa dei soliti noti disonesti della stanza dei bottoni del paese dei furbi!

Spiacenti, ma il nostro sangue non l’avrete!

Dignità sapete cosa vuol dire? No? Prendete un qualsiasi dizionario e cercatene il significato. Su, non è difficile! Potete riuscirci anche voi, anche se non è né una cosa illegale, né portatrice di denaro! Certo lo so bene che quest’ultimo è il vostro unico motore (insieme al potere, suo servo fedele) che vi spinge all’azione; però una volta tanto una piccola eccezione alle vostre “ferree regole” potreste pur farla, no?

Quest’oggi vi lascio con una seconda canzone, In questo mondo di ladri di Antonello Venditti:

«Voi
vi divertite con noi
e vi rubate fra voi
in questo mondo di ladri
in questo mondo di eroi
voi siete molto importanti
ma questa è festa per noi
Hey
in questo mondo di ladri
c’è ancora un gruppo di amici
che non si arrendono mai
noi
»

NOI non ci arrendiamo!
Volete i casi specifici dei danni subiti dalle scuole, dai docenti, dai genitori e dagli alunni? Li avrete! Se il TAR gioca a fare il Ponzio Pilato di turno, noi gli riporteremo l’acqua sporca con la quale si è lavato le mani!

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