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Posts Tagged ‘Ugo Foscolo’

Intermezzo – Poesia

mare conosci te stesso

 

E subito riprende
il viaggio
come
dopo
il naufragio
un superstite
lupo di mare
(Ungaretti)

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

[…]
ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
(Dante)

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno
(Foscolo)

e il naufragar m’è dolce in questo mare.
(Leopardi)

Spesso il viaggio della conoscenza si compie via mare: l’acqua è fonte di vita; solo la nave (l’anima) che ne solca le onde potrà giungere alla conoscenza della vita stessa perché ogni viaggio è prima di tutto un viaggio interiore.

D’altronde già gli antichi avevano scoperto la chiave per poter accedere al tutto:

Conosci te stesso e avrai la conoscenza di tutte le cose.
(Oracolo di Delfi)

Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nei cieli», allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: «Ecco è nel mare», allora i pesci del mare vi precederanno. Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, allora sarete conosciuti e capirete che siete figli del Padre, il Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella povertà e sarete voi stessi la povertà.
(Gesù)

Al ritmo del cuore segui la tua musica: solo così ascolterai note divine!

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Poesia

Ecco l’articolo che svela la natura del blog: l’anima letteraria con vocazione alla scrittura.

Quel che vi propongo è una lettura del sonetto A Zacinto di Ugo Foscolo con uno sguardo al dipinto La nascita di Venere di Sandro Botticelli.


Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.


L’isola di Zacinto, nei versi di Foscolo, si presenta con un alternarsi di acque e onde (nelle due quartine) che richiama le increspature botticelliane «da cui vergine nacque Venere» – evidenti non solo nelle onde, ma anche nel gonfiarsi delle vesti, nel fluire armonico dei capelli della dea e nello stesso profilo della spiaggia.

Nell’opera di Botticelli, la ninfa Ora, simbolo della rinascita primaverile, accoglie (con un manto floreale) Venere, nuda su una conchiglia e sospinta dal soffio fecondatore di Zefiro, creando una perfetta armonia triangolare. Foscolo invece mette insieme tutti questi elementi nella figura di Venere che «fea quelle isole feconde / col suo primo sorriso», come se il soffio di Zefiro avesse mutato l’espressione malinconica della dea in un sorriso fecondatore.

Da sfondo troviamo «le tue limpide nubi», con un aggettivo che richiama con forza l’acqua, così come la pennellata di Botticelli si esprime con lo stesso colore per i due elementi, «e le tue fronde», visibili alle spalle di Ora.

Che La nascita di Venere sia stata dunque fonte d’ispirazione per Foscolo?

Certo per entrambi l’origine comune è il racconto mitologico di Ovidio, ma ad esso Botticelli aveva aggiunto ulteriori elementi esprimendo un concetto di amore come forza vivificatrice della natura. È un concetto che, come abbiamo visto, ritroviamo anche in Foscolo che contrappone la vita, espressa nella prima parte del sonetto, alla «illacrimata sepoltura», presente nell’ultima terzina. Qui la lontananza da Zacinto porta ad un pianto senza lacrime e ad una sepoltura non compianta (l’acqua come fonte di vita vs. la morte come assenza di acqua). Il sonetto si presenta dunque come un ponte sospeso tra la forza dell’evocazione artistica (esaltazione della bellezza e della poesia) e l’amarezza dello sguardo al futuro.

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